Nobiltà perduta

“Al cor gentil rempaira sempre amore
come l’ausello in selva a la verdura;
né fe’ amor anti che gentil core,
né gentil core anti ch’amor, natura
[...]
Tenne d’angel sembianza
che fosse del Tuo regno;
non me fu fallo, s’in lei posi amanza”

E’ così che la immaginavano i nostri poeti, un dolce stile che da nuova lucentezza e significato alla nobiltà intesa come purezza dello spirito, riflessa nelle azioni e nello stile di vita.
E così la donna angelo, questa figura che ancor oggi non ha trovato giustizia in una rappresentazione concreta, colei che ispira grandi emozioni ma rimane poi nascosta in un mondo superiore e surreale, senza punti di contatto con la vita terrena.
Ed è nell’impurità dei modelli femminili che l’uomo trova oggi giustificazione alla poca nobiltà del suo animo, poichè lui, primo e vero sognatore, ha a malincuore accettato l’idea che la donna angelo non sia di questa terra e, pur di lasciare ad essa il suo nobil cuore, riserva alle altre l’impurità di un amore sleale, violento e carnale. Un amore che il mondo animale può ritenere appropriato mentre lo spirito, nobile ancora un poco, classifica come obbligato dalle circostanze e dall’impurità del mondo moderno.

Ma è forse anche delle donne la colpa, di noi così diverse dalle nostre nonne e da quell’ideale di donna per cui combattere e soffrire, per la quale ideali superiori hanno modo di trovare una ragion d’essere.
La perfida Caroline Bingley nel celeberrimo romanzo di Jane Austen descriveva così le caratteristiche che contraddistinguono una donna istruita:
Una donna deve avere un’eccellente conoscenza della musica, del canto, del disegno, del ballo e delle lingue moderne per meritare questa lode. E un non so ché nel contegno e nel modo di camminare..
E migliorare l’intelletto con vasta lettura“, la correggeva l’orgoglioso Mr. Darcy.

Ma a mio parere l’amor puro e nobile non trova un riflesso veritiero nella semplice carnalità a cui l’uomo come genere spesso attribuisce significato di sentimento. E quella nobiltà d’animo che i nostri antenati stilnovisti tentavano d’istillare nella cultura del tempo oggi è puro e semplice peccato d’ingenuità e la sola cosa che ci rimane di fare è prender atto che la donna angelo, in quanto tale, sia semplicemente parte di un mondo che non è il nostro, che possiamo solo sognare, e che mai apparterrà al genere umano…

Salvo che noi per prime non facciamo in modo che sia così….



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Posted by Nily 2nd May 2010

2 Comments »

  1. In realtà credo che nessun uomo voglia davvero la “donna angelo” se mai esistesse, è solo una proiezione mentale, un’utopia che se davvero si realizzasse, verrebbe presto a noia. Penso che sia un’idea ormai distante soprattutto ai nostri giorni, credo che sia nata per una sorta di perbenismo di cui nessuno ormai sente la necessità ed è giusto che rimanga solo tra le pagine di poeti del dolce stil novo o del sommo Poeta.

    Comment by Lucky Luke — 3 May 2010 @ 08:25

  2. ulteriore (nonchè ennesima) dimostrazione che la cultura nipponica sta un passo avanti a noi: le geishe.
    Tutt’oggi l’uomo medio giapponese si lascia intrattenere da creature femminili che sanno sedurre senza essere volgari, che sanno intrattenere senza essere moleste e che possiedono cultura e raffinatezza.
    Non penso che la donna angelo sia ormai un’utopia, credo invece che la sua percezione sia cambiata… al giorno d’oggi è “angelo” chi non è di facili costumi, chi riesce a distringuersi dalla massa, chi possiede quelle che potremmo chiamare le “moderne virtù”.
    Questo è il mio pensiero :) un bacio Nily :) Norma

    Comment by Norma — 8 May 2010 @ 13:02

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