Il saggio

Avrò avuto 7 anni quando, nell’ora di antologia, sbadigliavo in attesa che uno dei miei compagni finisse la lettura ad alta voce di un brano consigliato dalla maestra.
Mi annoiavo sempre quando qualcuno tentava di leggere con intonazioni particolari perchè, per forza di cose, rendeva la lettura lenta e noiosa, ottenendo esattamente l’opposta reazione rispetto a quella prevista.
E così, mentre sfogliavo annoiata le pagine del libro di antologia, mi cadde l’occhio su un brano che nessuno ci aveva consigliato ma che forse è stato per me più rilevante di tanti che l’han seguito nella mia storia scolastica.
Il brano parlava di un uomo, un vecchio saggio che, grazie alle sue vaste conoscenze e ai suoi studi, era anche divenuto molto ricco.
Arrivato all’età della pensione e ritiratosi in una cascina di campagna, passava le sue giornate ad osservare dalla finestra la sua vicina.
Quando uno dei suoi giovani allievi lo andò a trovare e gli chiese come mai passasse così il suo prezioso tempo, il vecchio saggio rispose: “Ho passato la mia intera vita alla ricerca della conoscenza, ma mai sono arrivato a conoscere tutto ciò che volevo e questo mi ha trasformato in una persona infelice. Finchè non ho conosciuto la mia vicina, una vecchia signora che non ha mai studiato, non è mai stata ricca, eppur è felice. Ho capito solo ora che se potessi, scambierei tutta la mia saggezza con la sua felicità, a costo di esser povero ed ignorante!”.


Ho passato l’intera adolescenza a correre verso mete lontanissime con l’unico scopo di dribblare (scusate il termine calcistico) il più possibile quella mediocrità che vedevo negli occhi di chi mi era intorno e che ritenevo fosse sì, un importante componente della ricetta della società, ma che non sentivo appartenermi.
Sono cresciuta con la convinzione di esser diversa dagli altri, di non potermi concedere il lusso del divertimento malsano, di avere l’obbligo verso me stessa di esser sempre dieci passi avanti ai miei coetanei.
Ero sicura, così facendo, che un giorno avrei raggiunto una prestigiosa posizione sociale, un lavoro gratificante e di rilievo e, con esso, soddisfazioni grandi e riservate a pochi.
Il tempo per “cazzeggiare” mi dicevo, l’avrei trovato dopo, più in là, quando tutti gli altri si sarebbero svegliati a 30 anni scoprendo di non aver concluso nulla mentre io sarei stata già soddisfatta della mia vita.
Poi un bel giorno, a 23 anni e due mesi, mi sveglio e mi rendo conto che tutte le mie notti passate in bianco ad analizzare le parti della mia vita che non mi soddisfano, a studiare nuove tattiche per ottenere il meglio dal mio lavoro e dalle mie capacità, sono esattamente il sintomo di ciò che davvero non va, la rappresentazione chiara ed evidente di ciò che dovrei cambiare nella mia vita.
Rendersi conto di esser felici ed appagate nonostante i conti da pagare, nonostante la sveglia alle 6 del mattino e nonostante il poco tempo libero è un forte shock per chi, come me, è abituata a non accontentarsi mai.
Prendere coscienza che gli affetti veri compensano e superano la soddisfazione del prestigio sociale, che una giornata di ferie passata al lago può esser molto più appagante di una vita di ricchezza impiegata interamente a preservare le proprie immense finanze.
A volte, forse, “accontentarsi” non è poi così sbagliato e, ogni tanto, tutti dovremmo fermarci a riflettere e costatare che in fondo la nostra vita è bella così com’è.



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Posted by Nily 4th July 2011

2 Comments »

  1. Brava sorellina! Sono fiera di te! <3

    Comment by Vale — 4 July 2011 @ 16:53

  2. In effetti la felicità è a portata di mano, più vicina di quanto pensiamo. Bisogna riscoprire il piacere delle piccole cose e ritrovare in esse la felicità e come dici giustamente, forse pretendiamo troppo da noi stessi, alla ricerca sempre della perfezione che ci distoglie dal vivere concretamente le cose belle che ci passano davanti. Sottoscrivo anche io che bisogna “accontentarsi”, dando il significato a questo termine non di una rinuncia, ma della consapevolezza che non dobbiamo cercare troppo lontano le cose che possono appagarci e farci star bene.

    Comment by Lucky Luke — 6 July 2011 @ 08:31

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