Il lavoro, le passioni e i cambiamenti

Era il 2007, lavoravo in una cornetteria da ormai sei mesi quando un bel giorno il capo mi comunica che dal giorno dopo a lavoro io non servivo più, sarei stata sostituita con un suo amico che…”Ha famiglia ed non ha soldi, ha più bisogno lui di lavorare che te! Tu pensa a studiare!

Mi incamminai in un divertente gioco fatto di lavoretti saltuari come promoter, accompagnata dalle amiche di sempre e da nuove splendide conoscenze che, col senno di poi, posso considerare alcune delle più importanti della mia vita.

L’università era iniziata da appena due settimane e i curricula inviati iniziavano a fruttare colloqui.

Era la settimana prima del ponte dei santi, ottobre inoltrato e avevo finalmente un paio di proposte di lavoro in mano, ma ormai avevo fissato un colloquio alle 10, uno alle 14 e uno alle 17, così decisi di concludere il giro senza accettare alla prima occasione.

A diciannove anni te la ridi perchè hai di fronte un mondo di persone che ti sottovalutano. Ma le esperienze del tuo curriculum non ti permettono di farti valere quanto vorresti e devi metter in conto di accettare proposte lavorative con stipendi da fame e orari assurdi.

Il colloquio delle 10 era andato bene, per quanto l’idea di campare di provvigioni non facesse proprio per me.
Erano le 14.00 quando entrai al secondo colloquio della giornata in un ufficio dell’eur.
Dopo un paio d’ore dovetti telefonare per disdire il colloquio delle 17, e alle 19.30, ancora nell’ufficio dell’eur, stavo firmando un contratto con uno stipendio decoroso per la mia giovane età e la mia poca esperienza, e chiamai mia madre tutta contenta di aver finito la ricerca concludendola con un assunzione che partiva dal lunedì successivo.

Due anni e mezzo dopo espressi la mia volontà di andarmene.
E con in mano tre proposte di lavoro, accettai quella che mi pareva esser più stimolante.
A livello professionale fu così, ma a livello umano mi ritrovai coinvolta in un vortice fatto di follie e degenerazioni mentali di persone così poco educate alla convivenza lavorativa da portarmi a esternazioni estreme del mio disappunto.

Due anni ancora, e poi di nuovo in cerca di lavoro.
E’ il 2012, non sono più una ragazzina ma son sempre reputata “piccola” nel mondo del lavoro.
Per quanto la mia esperienza non sia più così misera, quello che fa la differenza, ormai, è la mia sicurezza in me stessa e del mio valore lavorativo.
Due proposte in medie aziende con un bel fatturato e una in sospeso presso una grandissima azienda che però da poche risposte e poche certezze.

Un mese di colloqui e alla fine l’assunzione.
Tornare a lavorare sotto stress, vivere in un ambiente differente da quelli già conosciuti e conoscere persone e mansioni nuove.
Scoprire che in fondo i problemi che hai conosciuto fin dal primo lavoro che hai fatto si ripetono in ogni azienda in cui vai a lavorare.
Scoprire che c’è sempre un personaggio che sparla dietro, sempre uno “primadonna” e sempre qualcuno che cercherà di addossare ogni colpa o errore addosso al più debole che si trova a tiro.

Quello che cambia, con gli anni, è il tuo modo di affrontare tutto ciò, mettendo sù non più il sorriso o montando su tutte le furie, ma facendoti scivolare addosso le cose negative, imponendo il tuo metodo di lavoro che sai vincente, ad ogni pratica lavorativa.
Affrontare i problemi e prender atto degli sbagli è sempre molto difficile ma è questo che determina la nostra maturità.

Comprendere come la superficialità di qualcuno possa determinare un danno alla collettività ti fa diventare attenta anche ai dettagli del lavoro degli altri, col rischio di esser petulante e mal vista.
Ma se questo serve ad evitare degli errori che mettono in gioco il fatturato della tua azienda, con il tuo stipendio dentro, allora direi che vale la pena diventare la famosa “Rompi Palle” che spesso ho paura di essere.

Passo e chiudo.



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Posted by Nily 7th April 2012

2 Comments »

  1. Questo significa crescere.
    Un bacio, cara :)

    Comment by Cinzia — 8 April 2012 @ 13:57

  2. Prima di tutto mi fa piacere leggere che finalmente hai trovato di nuovo un lavoro. Posso dirti, per esperienza personale, che l’azienda perfetta non esiste e in ognuna si ripetono certe dinamiche, a partire dai colleghi che sparlano, al capo che non capisce nulla, a quelli che cercano di essere servili e condiscendenti nei confronti del capo, ecc. Fai bene ad essere rompipalle, alla fine sono dell’idea che i colleghi e gli amici sono due cose differenti e per fortuna non coincidono: finite le tue ore di lavoro in ufficio, la vita privata è fatta di altre persone che tu frequenti, poco importa che ti fai la fama di persona precisa e petulante se tutto ciò è a vantaggio dell’azienda per cui lavori e mette al sicuro anche il tuo stipendio. Ti stimo molto.

    Comment by Lucky Luke — 18 April 2012 @ 12:29

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