Alla ricerca della Perfezione

Sono sempre stata dell’idea che non esistono donne brutte ma solo donne che non si curano al punto da uniformarsi allo standard che le renderebbe belle.

Ovviamente questa teoria non te la scrivono sui libri d’educazione scolastica. L’apprendi solo quando verso i quindici anni smetti di commiserarti perchè sei sicura di esser un cesso (e il mondo conferma la tua idea), prendi la situazione in mano e..boom, ti uniformi.
Anche se qualcuno ama utilizzare il termine “sbocciare”, la tua bellezza in realtà c’è sempre, è dentro di te, ma la forza della società ti spinge ad allinearla a quella universalmente riconosciuta, e così una donna diventa problematica, stressata e paranoica.

Nei secoli passati si pensava che l’istersimo che caratterizzava l’animo femminile, fosse una malattia, un morbo che andava curato con esorcismi e cure d’ogni tipo.
A guardarla con occhio laico, questa terribile malattia non è che l’esasperazione del senso di inadeguatezza che viene sviluppato dopo anni di lotte per rincorrere la perfezione.

Eh si, a noi donne non basta avere un cavolo di senso materno innato, non ci basta che dobbiamo partorire, avere le mestruazioni ed esser fisicamente più deboli del sesso opposto.
Eh no, noi dobbiamo anche vivere col rimorso di non esser perfette, o almeno mai adeguate ai desideri che gli uomini hanno.

belle idiote siamo.

Quando si dice che le donne vogliono gli uomini ricchi.
Non siamo ipocriti, sappiamo benissimo che questo è naturale.
Insomma, vogliamo fare un calcolo di quanto ognuna di noi spenda per rendersi apprezzabile?
Che ne so, buttiamo lì una manicure al mese, un paio di parrucchierierate, i trucchi, i massaggi, la palestra, i vestiti adeguati, anticoncezionali….se facciamo un rapido calcolo possiamo renderci conto che nemmeno uno stipendio da politico potrebbe sopperire a tutte le nostre spese.

“Vedi come sono? Beh, la mattina, ho bisogno di alcune cose per diventare così come sono, e quelle cose vorrei poterle lasciare a casa tua quando dormo da te!”
Urlava Carrie a Big.

Dunque mi sembra da stupidi pensare che non dobbiamo pretendere qualche contributo in più ai nostri cari partner…

almeno in fatto di complimenti!!

(detto ciò, grazie al mio Amore che con tanta pazienza nei complimenti mi ci sbrodola e dovrei fargli una statua!)

Posted by Nily Comments (4) 19th April 2009

Alla luce del giorno

Qualche mese fa apprendo, navigando su internet, che un mio amico è gay.
La cosa mi stupisce molto, lì per lì, mi chiedo come mai non me l’avesse mai detto.
Vado e finalmente gli parlo a cuore aperto.
All’inizio lui sembra uscito da un investimento stradale, sotto l’effetto delle mie parole che l’hanno evidentemente turbato, ma poi gli spiego che ora sì che son contenta di poterlo vedere come un Amico, ora che posso parlare apertamente con lui e che lui può confidarsi con me.

Mi racconta di quanto sia difficile esser gay in un mondo omofobico e, probabilmente a causa della mia naturale sfrontatezza, non riesco a capirlo troppo perchè in fondo, penso forse un po’ ingenuamente,
“se io fossi gay lo dichiarerei e basta, che c’è di male!”

Poi succede che vado a fare l’ennesima sfilata come Hair Model e conosco, tra le altre, due ragazze molto simpatiche che son venute insieme al casting. Si comportano come due sorelline, nonostante i venticinque anni a testa, sembrano così dolciose insieme che mi scopro ad osservarle quando sono indisturbate in un angolo nascosto da una paratia.
Ed è lì che si strappano un bacio e tante carezze.


Karen Elson - Valeria - POP Magazine #10 (Spring/Summer 2005)


La mia reazione?
Da perfetta idiota.
Mi sono ritratta per paura che mi scoprissero a guardarle e sono diventata rossa e muta come un pesciolino da acquario casalingo per tutto il resto della giornata.
Eh si, forse quel mio amico la sapeva lunga nel giurarmi che dichiararsi non era cosa semplice.
Se io che mi ritengo così “open mind” arrossisco e mi vergogno davanti un bacio lesbo, figuriamoci la reazione di qualcuno che non capisce la naturalezza di un gesto d’affetto tra due persone dello stesso sesso!

Però io sono malata, quindi inizio ad entrare in paranoia e forse faccio qualcosa di cui poi mi pentirò.
Indago su tutti, sospetti o meno sospetti, nella mia cerchia più ristretta et…voilà!
In due giorni ho trovato altre due persone (un lui e una lei) omosessuali.
Ovviamente la prima cosa che noto è che son sempre state persone fin troppo sfrontate con l’altro sesso, persone che han dato tutto, meno che l’impressione di esser gay.
Ma allo stesso tempo mi son chiesta perchè mai ostentassero in passato la loro sfrontatezza col sesso opposto e non dichiarassero, ora, la trovata natura dei loro sentimenti.

Sono molto turbata all’idea che davvero viviamo in una società omofobica al punto da doversi nascondere e dal dover combattere contro se stessi per essere come la società ci vuole.
O forse il non dichiararsi proviene dall’ insicurezza dei propri sentimenti?
mi piacerebbe avere dei pareri, da chi è gay, ma anche le ragioni che portano altri a non sopportare l’idea dell’omosessualità.
Insomma, cosa c’è di tanto strano e pazzesco da doversi nascondere?

Posted by Nily Comments (2) 13th April 2009

angoscia e orrore

Tintinnio di collane attaccate al muro, quadri che si muovono e letto che slitta sotto di me.
Un urlo forte. “Mammaaaaaaa!”.
Eccola, apre la porta, mi tranquillizza, “non è niente”.
“Ti prego, mamma, dimmi che è mattina, dimmi che le persone sono sveglie, sono in macchina e vanno a lavoro..”

La realtà è incorniciata di rosa e si mostra terrificante, mentre ancora dondola appesa al televisore.

Le lancette segnano le tre e trenta di notte.

Panico.
Riempi la bottiglia d’acqua, spegni gas e quadro elettrico, raduna cane e gatti, apri la porta di ingresso e mettiti sotto la trave portante.
Cellulare alla mano, la testa ancora gira e subito chiami tutti.
Nessuno dorme, dalle finestre della mia via escono luci accese, persone che corrono. Le vedi in tutti gli otto piani dei palazzi che ti circondano.
La televisione continua a girare spazzatura, sui siti stranieri iniziano a spuntare brevi notizie a spot. “Pochi chilometri da Roma” “terremoto”….
mi tranquillizzo, se l’epicentro è stato nella mia città e l’ho sentito così, probabilmente le conseguenza saranno un grande spavento e nulla più.
Il mio ragazzo dal quartiere accanto dove vive mi dice al telefono che hanno sgombrato il suo palazzo, una costruzione nuovissima in un quartiere di lusso. Son scoppiate le tubature dell’acqua.
Rientra in casa alle sei e trenta del mattino. Io sono ancora a letto che cerco di riprendere il sonno.

La mattina è tutto drammaticamente più chiaro.

L’Aquila non c’è più.

Esco dall’ufficio e corro all’ospedale.
“Non mangio nè fumo nè bevo caffè da ore, PRETENDO di donare il sangue”.
Mi cacciano, dicono che non saprebbero dove metterlo, ne hanno troppo, “Torni domani”.
Il primo istinto è quello di salire in macchina e andare a tirar fuori persone con le proprie mani.
Ma so che sarei solo d’impaccio.

Da due giorni ormai sono appiccicata alla DIRETTA di Repubblica.it; l’unico modo che ho per esser vicina a quei miei connazionali che attoniti guardano le vite loro e dei loro cari finire.
Hanno perso tutto.

Ho il terrore dei terremoti, ma sono quella che tranquillizza.
Alle 19 sono lì al telefono con Lui: “Hai messo addirittura i campanelli in casa? Ma stai tranquillo, Roma è tutta Tufo, noi al massimo sentiamo una scossetta, non c’è bisogno di preoccuparsi!”.
Ho ancora il telefono in mano, dopo aver riattaccato. Sono sulla mia sedia da ufficio quando la scrivania si allontana e non riesco ad afferrarla, mi alzo e scivolo, le ante degli armadi si spalancano di fronte al mio viso e le schivo solo per raccogliere da terra il mio cane, e ficcarmi sotto la trave portante. Sembra un frullatore del terrore. La tv della camera, posta sopra un braccio attaccato al muro, si muove come in una giostra, i quadri ballano, le ante dell’armadio si muovono e i libri cadono dalle mensole.
Mi rendo conto che ho il cordless ancora in mano, telefono a mia madre e urlo solo “Non finisce più, continua, non si ferma! Ho paura!

Ed è così che mi sento ora, mi gira la testa, ogni allarme che suona scatto in piedi e ogni cane che abbaia mi viene da urlare.
Un minimo rumore mi mette in allerta e so che anche stanotte, come le precedenti, dormirò vestita, con la busta d’emergenza pronta. Acqua a portata di mano, torcia, cellulare, cappotto, scarpe, pettorina del cane e..

un sacchetto di fiducia che quei 250 morti non abbiano sofferto nemmeno un minuto.

Posted by Nily Comments (3) 8th April 2009

Circo universitario

Passare da un ufficio che racchiudeva la mia vita, ad un orario part-time che mi permette di far spola tra il lavoro e le lezioni universitarie è qualcosa di davvero nuovo per me.
In fondo frequentare le lezioni è come infilarsi a forza in un micro-mondo differente, con odori e suoni nuovi e sicuramente regole tutte diverse.
Risulta bizzarro pensare che in fondo forse ho affrontato il percorso inverso rispetto a molti miei coetanei che, solo dopo aver studiato, han deciso di buttarsi nel grigio mondo del lavoro.
Per me è piuttosto una continua sorpresa entrare da quel portone e avere la consapevolezza che niente, dalle 14 alle 20, sarà “normale” e “accettabile” secondo la mia rigida istruzione da lavoratrice.
Al liceo il cosiddetto “cazzeggio” da noi era abbastanza blando, sobrio e ben calcolato, momenti sporadici e idilliaci che appena finiti gli esami di maturità son rimasti solo un ricordo sbiadito e che ora sembrano quasi momenti di serietà al confronto col pazzo mondo universitario.

C’è infatti un’aria di continua festa in quei corridoi animati da chiacchiericcio gaio e tintinnante di zaini ingombranti, libri trattati come stracci e persone che frequentano lezioni delle quali non importa loro proprio nulla.
Ed è surreale sentire il proprio vicino di sedia emettere dei gemiti da cartoon giapponese quando azzecca sottovoce la risposta della professoressa prima degli altri “Siii..yeahh…”. Imita un leone, forse, ma ad orecchie più attente potrebbe sembrare uno di quei videogiochi di scazzottate.
Dietro di me poi ci sono tre ragazze, truccate fino al midollo con chili di cerone e capelli distrutti da troppe ore di piastra e chilate di melma lisciante. Ridacchiano ad ogni frase della professoressa, ma non si capisce bene per quale motivo.
Ovviamente poi in classe tutto quel rigore che c’era nel nostro liceo sembra svanire davanti a chiacchiericci insistenti, per i quali il nostro prof. d’Italiano avrebbe alzato i tacchi e se ne sarebbe andato via; per non parlare dei ciancichii di gomma e di tutto ciò che possa entrare tra le fauci del ragazzo due banchi dietro che probabilmente è in protesta per non aver ottenuto i quindici minuti di tolleranza per pranzare. Peccato che il suo pranzo duri tutte e quattro le ore di lezione…ma vabbè!

In tutto questo ti senti sinceramente solidale e quasi affascinata dalla professoressa di Economia Politica che instancabile ricorda il significato intrinseco di ogni parola della definizione di PIL e ogni tanto, sicuramente, si chieda se in fondo valga la pena regalar perle ai porci…

Posted by Nily Comments (5) 5th March 2009

La vita morta, la morte viva.


20:39 Vaticano: “Che il Signore l’accolga e perdoni chi l’ha portata a questo punto”: è il primo commento del ‘ministro della Salute’ del Vaticano, cardinale Javier Lozano Barragan, alla morte di Eluana Englaro.

Mi domando perchè un padre che si è battuto per 16 anni, al capezzale della figlia, per far rispettare un diritto che è tutto umano, il diritto di vivere e morire dignitosamente, debba esser considerato un terribile peccatore.
E mi chiedo perchè dovremmo noi portare una bandiera chiamata “Vita” senza batterci perchè essa sia difesa davanti a scempi come questo:


Brescia: Stupro di gruppo su una quattrordicenne. Il più piccolo degli stupratori aveva 13 anni, il più grande 16.

Ho visto tanta gente battersi come matta in questi giorni per la vita di una persona morta da 16 anni. Non ho visto proprio nessuno inorridirsi per la morte di una bambina quattordicenne ancora viva.

Le mie condoglianze al Sig. Englaro che con la sua lotta ha scosso gli animi dei vertici di quell’azienda chiamata Italia che muove i propri poteri solo per tornaconto finanziario. Perchè in Italia per ogni legge destinata alla tutela di noi cittadini ci vuole una discussione parlamentare di vent’anni. Ma per un lodo che salva il presidente del consiglio dal carcere…per quello ci vogliono pochi giorni.

Posted by Nily Comments (1) 9th February 2009

Il punto di vista

E’ tutto relativo, mi han insegnato. Ciò che mi sconvolge è quanto la realtà che pensiamo tale possa stravolgersi per semplice mano di un bravo oratore.
Manipolazione della realtà, la chiama qualcuno, ma in fondo è solo l’istillazione di un nuovo punto di vista, differente, che rende la nostra percezione dell’accaduto forte e distaccata, diversa da quella emotivamente sentita che avevamo avuto fino al momento prima.
E’ questo ciò che avviene quando davanti a te, seduto sprofondando nella sua poltrona in pelle rivestita di un tessuto che starebbe meglio su una tenda, sta un bravo analista.
Ti scruta occhieggiando verso il cielo, poichè forse solo tu sei convinta di ciò che credi di aver vissuto. Per lui, che ti conosce da meno di mezz’ora, la realtà è così palese davanti agli occhi di tutti che saresti un’idiota ad ostinarti nel sostenere le tue tesi.

Nel primo gradino d’analisi odierai il tuo analista.
Cosa diamine potrà capirne lui di ciò che hai passato? Di ciò che hai vissuto? Crede davvero di avere la verità in mano e che tu, dopo anni di riflessione su di essa, abbia potuto farti sfuggire il suo significato intrinseco?
Ovvio. Deve averti presa per una scema.
E’ estenunante la tua lotta con quel nuovo alter ego. Eppure paghi perchè qualcuno ti ascolti, ma a quanto pare lui è un perfetto idiota, perchè invece di ascoltarti e aiutarti, non fa che darti della cieca, dell’ingenua. Ma chi si crede di essere per provocarti a quel modo?

Torni a casa e passi una settimana d’inferno convincendoti che giovedì prossimo non ci tornerai affatto, che quell’idiota non merita i tuoi soldi e che potrà dare della scema alla prossima che avrà la sfortuna di sentirselo consigliare da altrettanti scemi.

Si sa com’è il mondo.
Si sa che le donne sono strane.
E così giovedì sei di nuovo seduta in quella poltrona. Ti chiedi che diamine ci fai lì e perchè mai invece di lasciarti parlare lui continui a riempirti di storielle riguardo questo o quel paziente che ha avuto in cura una volta…

Succede così, è strano, è un meccanismo sconosciuto alla più sveglia delle coscienze.
Dopo 18 Giovedì di fila che vai a sprofondare in quella poltrona, ti rendi conto che questo o quel paziente non sei altro che tu. Tu dopo 18 sedute. Possibile che lui potesse prevedere, più di tre mesi prima, come saresti cambiata radicalmente? E cosa avresti pensato di te stessa?
O forse sei diventata così perchè è lui ad avertici fatto diventare?
E cosa ti aspetta ora? Cosa devi ancora capire di te stessa?

Nel secondo gradino dell’analisi, imparerai a fidarti del tuo analista.

Aprire la propria vita, il proprio cuore e la propria mente a qualcuno che non ci conosce sembra semplice. Peccato che, come ti insegna quell’omino nella sua poltrona, tu stessa non conosci ancora il contenuto di tè, e lo scopo non è raccontarti a qualcuno ma scoprirti da sola.
Lui sembra sapere sempre come ti comporterai o cosa dirai, sa cosa desideri nel profondo e te lo dice a parole, svegliando in te un senso di rabbia profonda per esserti lasciata allontanare dai tuoi sogni segreti.
Il meccanismoè repentino e traumatico. Avevi creato delle certezze intorno a te, concrete e fortissime. Certezze che crollano e svaniscono perchè qualcuno ti ha schiaffeggiato urlandoti di tornare alla realtà.
Sei sconvolta, sei triste, non puoi più fare a meno di chiederti come sia mai possibile.
Sei un’idiota.

Nell terzo ed ultimo gradino dell’analisi inizi ad amare il tuo analista.
Non è tuo padre, non è tuo nonno. Non è un fratello e nemmeno un mentore.
E’ un uomo che ti ha aperta in due, ha tirato fuori quello che avevi e ora ti sta sbattendo in faccia la porta continuando a ripeterti che il tuo percorso d’analisi è finito, la tua vita cambiata, ora sai davvero riconoscere in te come affrontare la vita, cosa c’è stato di sbagliato e cosa deve esserci nel futuro.

E’ un grossa sofferenza separarsi da quella persona, un analista lo chiamano, perchè analizza la tua mente e il tuo cuore e ti fa capire come piegare i tuoi pensieri e i tuoi sentimenti in quali cassetti riporli. Finalmente.
Senza di lui non sai più se potrai affrontare la vita con la stessa sicurezza, ma sai che se prima aspettavi quel fatidico giovedì, speravi nei colori di quella tenda stesa sulla poltrona per poterti schiarire le idee, ora il giovedì è ogni giorno, ti accompagna,

perchè il tuo analista sei diventato tu.

Posted by Nily Comments (1) 5th January 2009

Someone else’s problems, YOUR problems..

L’hai appena finito di spiegare a quella che voleva esser una tua amica ma che tale non era.
Se in vent’anni sei riuscita a non avere nemici è perchè ti sei sempre fatta gli affari tuoi.
Sembra che il Cosmo a volte non solo ci ascolti, ma che ci voglia punire per l’eccessiva fiducia nei nostri mezzi.
Ed è così che dei problemi che non sono tuoi, che non ti riguardano nè coinvolgono e dai quali vuoi assolutamente stare lontana, ti investono come una potenza esterna così violenta da lasciarti inerme davanti alla tua incapacità di reagire.

Improvvisamente, problemi che non ti riguardavano diventano la tua nuova missione, forzata e imposta.


Ci sono molti lati negativi in questa storia, impossibile dire il contrario; quello che c’è di positivo nel vedersi imposti i problemi degli altri, è che chi te li impone non ti conosce bene come tu conosci te stessa. Non sa di che pasta sei fatta. A dir il vero, con il tuo atteggiamento pacato e democratico, chi ti impone questa sfida pensa piuttosto di conoscere una persona delicata e sommessa, una ragazza giovane e inesperta. Non rendendosi conto però contro cosa va a scontrarsi.

Perchè sì, ammettiamolo, sarai pure arrugginita da qualche anno di delicata pace esteriore, ma dentro hai una dura armatura di ferro che ti permette di metter a tappeto il peggiore degli orchi.
E se in tanti anni hai imparato a domare la tua bestia interiore, i tuoi scatti di rabbia, la tua ira incontrollata, questo non vuol dire che essi siano scomparsi ma piuttosto placati a “termine da stabilire”.
Ed è forse inevitabile che una volta sfidata tu ponga a te stessa la fatidica domanda:
“Posso buttare al vento questi anni di autocontrollo?”
No, pensi razionalmente. Ma il cuore non è dalla tua.
Se sei una persona emotiva non c’è niente da fare, a vent’anni ancora non sai controllare tutto bene come vorresti, e la tua emotività può trasformarsi in perfidia, quella vera, quella che qualcuno ti ha fatto promettere che on avresti mai usato.

E allora il bivio equivale ad un dilemma.

Perfidia e vittoria della sfida, con relativo tradimento delle aspettative di qualcuno;
o pacatezza e sottomissione eterna per la pace di tutti?





Ci vorrebbe un ritiro spirituale per rifletterci sù ma il tempo scorre e la scelta deve arrivare repentina.

Posted by Nily Comments (2) 29th December 2008

Schiavismi?

Mostri un appartamento ad una persona interessata.
Donna, 35 anni, si sente figa ma è pressappoco un cesso.
Lei è abituata ad avere tutto, e non le sta bene niente.
Un bagno di 20 metri quadri per lei è un buco, per non parlare della stanza di servizio.
Non so se lei ha una domestica, questa è la stanza di servizio, perfetta per questo scopo, altrimenti può allargare il bagno abbattendo un muro
“Ah si, la stanza della servitù. Il mio SERVO ne ha una poco più grande ora, ma dovrà arrangiarsi!”

Posted by Nily Comments (5) 6th December 2008

Fiducia

Inizi a pensare di esser sbagliata tu.
Più vai avanti e più ti rendi conto di quanto, rispetto al resto della società che ti circonda, tu sia sempre piena di fiducia nelle persone, nonostante tanti calci nel sedere presi negli anni. Eppure chi ti circonda non è affatto così. Le persone non si fidano mai, sono maligne, pensano male e agiscono peggio. Tu vai avanti in buona fede e alla fine non riesci a trovare un valido motivo per pensar male delle intenzioni altrui. Anzi, quasi ti aspetti sempre il lieto fine.
Sarà che sei ancora troppo ingenua, sarà appunto che ti fidi troppo, ma alla fine non ti stupisci mai di come vanno a finire le cose.
Perchè quando ci sono buone intenzioni va sempre bene.

E così succede che prometti una cosa. La prometti col cuore. Poi quando mantieni la promessa trovi sempre qualcuno molto stupito. Non ne capisci il perchè, a dirla tutta. In fondo l’avevi promesso…

Il perchè è molto ovvio, in realtà. Ognuno di noi ha incontrato persone nella propria vita che l’han deluso ed ingannato, e sono proprio le esperienze più brutte a spianare la strada alla sfiducia, riluttanza nel credere che possano esistere persone diverse, VERE e con buone intenzioni.
Ma è proprio esserlo in primis che ti permette di riporre la tua fiducia negli altri e di esser una persona migliore.

E’ sempre buffo, per te che sei piena di buone speranze, vedere lo sguardo confuso di chi si chiede cosa ci sia dietro la tua gentilezza e la tua disponibilità. Sono coloro che non si arrendono all’evidenza e scavano alla ricerca del tuo secondo fine, si addannano e ti odiano perchè devi per forza di cose esser così furba da nascondere fin troppo bene il tuo vero obiettivo, quello di fregarli. Di certo non passa loro per la mente che non vuoi affatto fregarli. Il mondo gli ha insegnato tutt altro, e gli insegnamenti fatti sul campo, coi calci nel sedere, valgono molto più di qualche romantica storiella di fiducia nel prossimo.

Perchè oggi non ti prendi una pausa dalla tua sfiducia, ti togli la maschera e per un giorno cerchi di esser ottimista?
Iniziamo così, chissà che non ci siano delle belle sorprese ad aspettarci dietro l’angolo…!

Posted by Nily Comments (3) 21st November 2008

Superbia

Segretamente tutti noi lo facciamo ogni tanto, magari metre in un momento di follia ci mettiamo a ballare davanti allo specchio, oppure quando siamo seduti al ristorante e ci diamo un’occhiata intorno. Può accadere per strada guardando il nostro riflesso in una vetrina, o durante una serata in un locale very cool con davvero troppa gente dentro.
A volte ci sentiamo superiori.

Non di certo dei geni, Nobel per la fisica o volontarie che devolvono tempo e forze a nobili cause.
No, noi ci sentiamo superiori per la nostra forza e la nostra radiosità.
In realtà non succede troppo spesso, ma solo in alcune occasioni che mixano una serie di elementi essenziali che fanno scattare l’infernale meccanismo del narcisismo più acuto.
Tra questi elementi, quello essenziale è senza dubbio la presenza di qualcuno la cui autostima sia più o meno a livello terreno (a meno che non abbia già iniziato a scavare) e che ci renda, di riflesso, assolutamente favolose nella nostra sicurezza.
Ma si, perchè in fondo noi cosa potremmo mai rimproverarci? Di esser troppo superbe per dare importanza a cosa pensano gli altri di noi?
Ma va la!
E poi parliamone: esser noi stesse (more…)

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Posted by Nily Comments (1) 17th November 2008