“La crisi ci fa grassi“.
Un articolo sul quotidiano free-press Metro di oggi intitola così la nuova crisi dietetica della nostra epoca. Si legge infatti come, per risparmiare a fine mese, le famiglie siano costrette ad optare per cibi più economici e, nella maggior parte più grassi, a scapito della spesa più sana, e in particolare a rinunciare a frutta, verdura e olio extra vergine d’oliva.
Quando ero in terzo superiore, avevo un “simpatico” prof. di storia e filosofia palermitano che, non conoscendo evidentemente le buone maniere, continuava a ripetere che la nostra classe era sopra la media per quanto riguardava il peso. La sua convinzione infatti era che, mentre nel ‘700 una donna “grassa” era simbolo di ricchezza, poichè essa poteva permettersi il lusso di cibi calorici e proteici molto costosi e fuori dalla portata della plebe, ad oggi la situazione si è ribaltata favorendo la “magrezza” come simbolo di prosperità economica e successo sociale. Ecco dunque che secondo lui, siccome in classe non c’erano tutte le anoressiche che invece abitavano i corridoi della scuola, dunque poteva dedurne che oltre che “grasse” eravamo anche tutte povere.
Leggendo l’articolo di cui sopra, è ovvio che mi sia ritornato in mente il Vaffa generale della classe in risposta alle teorie del Prof.
Ma in fondo aveva poi così tanto torto?
Chiacchierando qui e lì, come mio solito curiosa e impertinente, sento una mia amica che mi racconta di una cugina con poca vita sociale. La spiegazione? “Ma sai, lei è grassa!“.
Mi sono accorta solo dopo qualche minuto che la mia reazione, invece di caricarsi di stupore per quelle parole, era piena di comprensione.
Eh si, perchè stupirsi di una ragazza che si sente grassa e quindi non esce mai di casa? Non posso certo esser così ipocrita da biasimare chi effettivamente vive questo disagio, visto che io in primis ne son stata vittima!
E così mi ritrovo a ripercorrere mentalmente gli ultimi due anni di vita dietetica. Due anni in cui mi sono rifiutata di sottopormi a diete di qualsiasi tipo, due anni in cui, finalmente, sono passata da una 48 ad una 40. Non voglio star qui a discutere il “perchè? Per come?” ma vorrei riflettere sugli effettivi cambiamenti che sono sopraggiunti da quando sono una 40.
Premetto che probabilmente chi mi vede penserà che in fondo esser una 40 come me sia abbastanza stupido: ho mantenuto un sacco di curve di troppo, la cellulite, seppur diminuita di parecchio, non è mai sparita e il flaccidume si combatte duramente giorno dopo giorno.
Eppure la mia vita è cambiata.
La sicurezza estetica, quella che ti fa rientrare in certi parametri, sembra esser superflua per chiunque, ma non per chi davvero soffre della mancanza di essa.
Riuscire a provare un jeans entrandoci, riuscire a mettersi una gonnellina senza sentirsi uno schifo, ma soprattutto vestirsi esattamente come ci si vestiva prima, sobrie e seriose, senza apparire nello stesso modo, senza suscitare l’imbarazzo generale nell’averti accanto, senza pensare davvero che vorresti nasconderti agli occhi del mondo.
“Probabilmente non riesce a dimagrire perchè frequenta solo ragazze grasse, quelle magre hanno altri giri”
Sembra crudele pensare qualcosa del genere, ma è effettivamente così, se ci si riflette. Ho sempre avuto amiche che portassero la mia stessa taglia e quelle che ancora mi sono vicine hanno lottato insieme a me contro la 48 per mesi. Ci siamo sostenute a vicenda e ognuna ha vinto la sua battaglia.
E poi…poi c’è qualcuno come Vic che mi diventa insicura cronica…e si fa l’ennesimo lifting!