Che cosa strana.
Ero in terza elementare. La maestra Adelaide chiese a turno ad ognuno di noi quale fosse il nostro sogno per un futuro lavoro. Metà delle mie compagne femmine risposero che volevano fare le veterinarie.
Io non avevo davvero idea di cosa rispondere, quella domanda non me l’ero mai posta e un “non so” alla maestra Adelaide non sarebbe bastato, la conoscevo troppo bene. Fu così che dissi la prima cosa che mi venne in mente: “Da grande voglio fare la cantante!“.
Fu la prima volta che sentii la parola Utopia, e capii subito il suo significato dal tono che lei usò per rispondermi.
“Questo non è un sogno, è un’utopia, non hai davvero idea di cosa vorresti SERIAMENTE fare da grande?”
Devo dire che fu uno dei peggiori traumi della mia infanzia, una delle tante frasi che della maestra Adelaide mi sono rimaste in testa e che mi hanno sempre spinta a fare di tutto perchè le brutte cose che lei profetizzava sul mio futuro non si avverassero mai; come quando disse che non sarei mai stata in grado di stare in un ufficio per più di sei mesi perchè ero intollerante nei confronti delle figure autoritarie. In fondo credo sia colpa sua se nonostante le parolacce che mi prendo in ufficio continuo ad esser ligia al mio dovere, giorno dopo giorno.
Non so ancora se ringraziarla o meditare vendetta.
In ogni caso la domanda sul mio futuro, sul mio lavoro dei sogni, mi ha tormentata inutilmente per anni.
Voglio dire, avete idea di cosa significhi a dieci anni sentire le compagne fantasticare su un lavoro come ambasciatrice mentre tu effettivamente continui a rimandare la risposta a quando ti troverai davvero il problema di fronte?
E poi un giorno così, di punto in bianco, ti svegli a ventun’anni e sai esattamente cosa vuoi fare. Ce l’hai lì davanti il tuo piano, perfetto e senza intoppi, come se l’avessi progettato per una vita, limpido e descritto in ogni particolare nella tua mente.
Come diamine è possibile che tutto questo nasca da un giorno all’altro, così distintamente nel tuo cervello, e diventi improvvisamente l’unico pensiero fisso nelle tue giornate?
Ogni azione diventa finalizzata a concludere il patto che in una sola mattina hai stretto con te stessa, nel voler a tutti i costi riuscire il quel progetto e a farlo diventare quello della tua vita.
E la cosa più tremenda è che tu, chiacchierona per nascita, non riesci proprio a parlare con nessuno del tuo progetto! Si, insomma, hai paura che te lo rubino, o che ti sfatino il sogno, come fece la maestra Adelaide. Hai paura che non possano capire o condividere, che ti diano della pazza o semplicemente pensino che si tratta dell’ennesima utopia alla quale sei solita riferirti quando parli del futuro…
La mente umana è contorta, ma inizio a pensare che la mia sia totalmente incomprensibile…!