Cambiare

Stefania s’è trasferita dalla ridente Puglia a marzo, armi e bagagli, senza un lavoro o una casa, ed è venuta a Roma per costruirsi un’opportunità.
Per una romana d.o.c. come me è parecchio difficile immaginare le sensazioni di qualcuno che ha sempre vissuto in un piccolo paese e che di colpo, a 32 anni, decide di venire ad abitare a Roma.
Ricordo che nella mia ultima vacanza in sardegna conobbi una coppia di simpatici trentini. Abitavano in un paesino di montagna non lontano dal capoluogo e non facevano altro che chiedermi quante celebrità avessi conosciuto nella mia vita, avendo io sempre abitato a Roma.
Pare che il mito della vita mondana possa esser applicato solo a coloro che vivono la città da generazioni, e che questo debba per forza di cose renderci assimilabili a delle newyorkesi che passano le serate dopo il lavoro tra aperitivi e locali alla moda.

Stefania mi è piaciuta fin dal primo giorno che la conobbi.
Era così eccitata all’idea di lasciare il suo paesino con la prospettiva di un lavoro a Roma che ricordo mi fece quasi tenerezza, tutta sola ad affrontare l’inquinamento mentale a cui porta il vivere in città, soprattutto in un quartiere caotico e “cementato” come quello dove ci troviamo.

Quando appena un mese prima io mi trasferii mi sentivo d’improvviso persa.
Nella mia vita avevo vissuto sempre all’Eur, quartiere modello del sud romano, immerso nel verde e pieno di uffici che all’ora di pranzo liberavano come animali tutti quegli omoni in giacca e cravatta, lasciandoli riversare per le strade alberate ed entrare nei negozi. All’eur è tutto molto ordinato, del resto l’aveva concepito Mussolini, ed ogni strada è parallela alla seguente, ogni parco è incastonato come un diamante all’interno di un contesto residenziale davvero unico, dove alle 19.30 improvvisamente gli uffici si svuotano e i giovani si riversano in strada a popolare la notte.
E io avevo preso la folle decisione di trasferirmi al Trullo.
Solo il nome del quartiere bastava a creare forte confusione se non addirittura inquietudine nelle menti dei miei amici.
Dopo la prima settimana dovetti costringermi a indicare la zona come “Portuense”, per evitare commenti del tipo “Come t’è venuto in mente di trasferirti lì, proprio tu!”.
E passare da un polmone verde di Roma ad uno dei quartieri con la peggior urbanizzazione del mondo, immerso fino al collo nel cemento e, dicono, nella criminalità organizzata, be’….non riesco ancora a descrivere il mio senso di soffocamento e smarrimento.

La povera Stefania aveva coraggiosamente considerato l’idea di potersi adattare nella piccola casetta in affitto che aveva trovato.
Una quarantina di metri quadri, forse meno, ed un’unica piccola finestrella che dava su un cortile.
“Il Bunker”, l’abbiamo ribattezzato.
Lavorare in uffici adiacenti e vivere a tre metri l’una dall’altra ci ha forse unite un poco, per quanto possano stringere legami due persone diverse e fortemente riservate come noi.
Mi ha creato parecchia apprensione la sua situazione, “bloccata” in questo mondo così diverso da quello che cercava, una realtà di quartiere di borgata, lontana dai lustri della vita mondana, con un lavoro che non le piace, attorniata come me da persone che vivono di perfidia e malizia, protetta solo dalla corazza di una speranza di miglioramento.

Ieri è stata una sorpresa.
Stefania è venuta da me. Dieci minuti prima ha lasciato il lavoro. Le hanno permesso di rimanere comunque in affitto negli appartamenti dell’azienda.
Mi ha raccontato di quanto si senta sollevata a poter scegliere di uscire da questa realtà così marginale e, a tratti, surreale.
E d’improvviso ho ammirato ancor di più il suo coraggio, la sua natura così indipendente e fiera.
Troverà presto un altro lavoro e, se non ci riuscirà da sola certo potrà contare sul mio aiuto.
“Voglio trovare una casetta più vivibile, sempre in zona, e mi piacerebbe se riuscissimo ad abitarla insieme” - mi ha detto. Qualcosa che abbia un balcone o un giardino e che ci permetta di avere una vita sociale lontana dalla realtà di questo quartiere e di questo lavoro.

Sono così entusiasta della sua offerta che quasi non ci credo.

Ho come l’ansia di iniziare questa nuova avventura e voglio farlo con una persona che ammiro, una ragazza con le palle che ha avuto il coraggio di cambiare vita senza guardarsi indietro e che, ormai ne sono certa, può affrontare con disinvoltura le difficoltà sempre nuove che ci pone questa vita da “indipendenti ragazze moderne”.

Quindi fateci un bell’”in bocca al lupo” perchè ce lo meritiamo ;)



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Posted by Nily 14th July 2011

3 Comments »

  1. Ammiro il vostro coraggio, soprattutto quello di Stefania che ha deciso di lasciare il lavoro senza prima trovarne uno nuovo, non è da tutti agire così, soprattutto di questi tempi. Sono sicuro che insieme saprete affrontare qualsiasi nuova sfida e difficoltà, per sostenervi a vicenda in questa nuova avventura di vita. Ho profonda stima per il tuo modo di pensare.

    Comment by Lucky Luke — 14 July 2011 @ 09:04

  2. In bocca al lupo per il futuro, e complimenti per il coraggio! :)

    Comment by Luigi — 14 July 2011 @ 13:30

  3. in bocca al lupo!

    Comment by debs — 19 July 2011 @ 12:17

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