Più uno
Ho sempre immaginato l’amore non come un sentimento che proviene dal cuore ma come un insieme di comportamenti, azioni che ne dimostrano di giorno in giorno l’esistenza e la forza.
Niente che avesse a che fare, dunque, con un trasporto del tutto irrazionale (che si addice piuttosto alla classica “Cotta”), ma come quella serie di cause che concorrono a creare un rapporto costruito sul rispetto, sulla reciproca completezza, sia sul piano mentale che fisico.
E siccome per millenni i filosofi hanno scandagliato ogni possibile motivazione per cui l’uomo possa esser spinto a lottare per sopravvivere, nonostante la vita sia assai ardua da affrontare, sono arrivata all’ovvia e quanto mai banale conclusione che, nell’affannosa ricerca dell’amore, l’uomo non veda altro che una giusta via per la felicità .
Il mio primo fidanzatino l’ho avuto a 14 anni. Ero un’inconsapevole vittima di un rapporto costruito sul malsano vizio della sfiducia, della gelosia e del dolore. Dopo sei mesi insieme, seppur nella mia immaturità , qualcosa l’avevo già capita dell’amore perchè mi son resa conto che ogni volta che stavamo insieme finivo per tornare a casa in lacrime.
Avevo deciso che questo non era il giusto modo di affrontare una storia, che un rapporto d’amore è l’unione della volontà di due persone, nessuno le costringe a stare insieme e mantenere un rapporto richiede molta forza di volontà .
Ecco perchè son arrivata alla conclusione che una storia d’amore deve esser giudicata in base alla felicità che può aggiungere alla vita dei due innamorati e che, dunque, una relazione che invece porti a soffrire sia peggio, molto peggio, che rimanere da soli.




