Quando entri nel mondo del lavoro sei una volenterosa piccola bimba pronta ad imparare tante cose nuove nella speranza che qualcuno abbia molta pazienza per sopportare i primi piccoli errori.
Quando cresci e non certo più “l’ultima arrivata” quella famigerata pazienza che gli altri avevano nei tuoi confronti, devi imparare ad apprenderla bene, perchè purtroppo non è semplice stare appresso a qualcuno che pur di non sbagliare ti scarica tutto il lavoro “sporco”.
E’ dunque di pazienza che devi armarti quando scopri che la tua collega usa il tuo nome per telefonare ai fornitori pur di farsi riconoscere. O per esempio quando insegni come si fa un’archiviazione a qualcuno e quel qualcuno sorridendo se ne frega altamente, creando così un precedente di archiviazione sbagliata che degenera in lavoro extra per te che devi rimettere tutto a posto.
Insomma, ci vuole pazienza, ed è per trovare questa maledetta pazienza (di cui ala nascita non mi han fornita) che non riuscirò mai a smetter di fumare….
Posted by Nily
24th March 2009
Ammettere i propri limiti è qualcosa che va sopra ogni mia facoltà fisica e mentale.
Magari il mio autocontrollo funziona nel novantanove per cento delle volte, ma è proprio quel momento in cui cado che l’entità del ruzzolone manda all’aria ogni mia fatica.
Come un pacchetto intero fumato dopo una giornata di digiuno dalla nicotina, come una pizza con la bufala che tanto amo, mangiata dopo aver saltato il pranzo.
Eh…si,
come una cena in cui mangi per otto euro ma ne spendi 35 per saldare anche il cibo degli altri, e poi ti tocca lasciare la macchina a casa perchè non hai i soldi della benzina.
Mi dicono spesso che parlo solo di soldi, come fosse un’ossessione, ma è in effetti questa l’ossessione di chi non ne ha, di chi fa di tutto per tirarsi su e appena si rilassa un attimo crolla davanti ad un medico che annuncia che nei prossimi due anni spenderai 1200 euro per un’operazione idiota.
Crollo davanti all’idea che ogni singolo euro messo nel salvadanaio sarà la salvezza del mio futuro, quando poi però ogni mese mi rendo conto che il salvadanaio viene svuotato per permettermi di arrivare allo stipendio successivo.
E allora mi chiedo cosa lavoro a fare? Per costruire cosa?
Niente, assolutamente niente.
Posted by Nily
19th March 2009
Passare da un ufficio che racchiudeva la mia vita, ad un orario part-time che mi permette di far spola tra il lavoro e le lezioni universitarie è qualcosa di davvero nuovo per me.
In fondo frequentare le lezioni è come infilarsi a forza in un micro-mondo differente, con odori e suoni nuovi e sicuramente regole tutte diverse.
Risulta bizzarro pensare che in fondo forse ho affrontato il percorso inverso rispetto a molti miei coetanei che, solo dopo aver studiato, han deciso di buttarsi nel grigio mondo del lavoro.
Per me è piuttosto una continua sorpresa entrare da quel portone e avere la consapevolezza che niente, dalle 14 alle 20, sarà “normale” e “accettabile” secondo la mia rigida istruzione da lavoratrice.
Al liceo il cosiddetto “cazzeggio” da noi era abbastanza blando, sobrio e ben calcolato, momenti sporadici e idilliaci che appena finiti gli esami di maturità son rimasti solo un ricordo sbiadito e che ora sembrano quasi momenti di serietà al confronto col pazzo mondo universitario.
C’è infatti un’aria di continua festa in quei corridoi animati da chiacchiericcio gaio e tintinnante di zaini ingombranti, libri trattati come stracci e persone che frequentano lezioni delle quali non importa loro proprio nulla.
Ed è surreale sentire il proprio vicino di sedia emettere dei gemiti da cartoon giapponese quando azzecca sottovoce la risposta della professoressa prima degli altri “Siii..yeahh…”. Imita un leone, forse, ma ad orecchie più attente potrebbe sembrare uno di quei videogiochi di scazzottate.
Dietro di me poi ci sono tre ragazze, truccate fino al midollo con chili di cerone e capelli distrutti da troppe ore di piastra e chilate di melma lisciante. Ridacchiano ad ogni frase della professoressa, ma non si capisce bene per quale motivo.
Ovviamente poi in classe tutto quel rigore che c’era nel nostro liceo sembra svanire davanti a chiacchiericci insistenti, per i quali il nostro prof. d’Italiano avrebbe alzato i tacchi e se ne sarebbe andato via; per non parlare dei ciancichii di gomma e di tutto ciò che possa entrare tra le fauci del ragazzo due banchi dietro che probabilmente è in protesta per non aver ottenuto i quindici minuti di tolleranza per pranzare. Peccato che il suo pranzo duri tutte e quattro le ore di lezione…ma vabbè!
In tutto questo ti senti sinceramente solidale e quasi affascinata dalla professoressa di Economia Politica che instancabile ricorda il significato intrinseco di ogni parola della definizione di PIL e ogni tanto, sicuramente, si chieda se in fondo valga la pena regalar perle ai porci…
Posted by Nily
5th March 2009