il sorriso
Succede di continuo e facciamo finta di niente.
Quando la verità ci assale è ormai tardi, ma dopo poco non ci pensiamo più.
Quel maledetto sorrisetto ci possiede, in realtà .
Struggevole pensare a quanti sorrisetti falsi abbiamo donato al nostro personale pubblico negli anni.
Non sorrisi di circostanza, ma sorrisi falsi.
La vicina che si lamenta per la puzza di fumo. Sorrisetto. Mi scusi, non accadrà più.
La professoressa che ti guarda dall’alto in basso e ti dice che quel ventisei puoi anche rifiutarlo se lo ritieni ingiusto. Sorrisetto. La ringrazio comunque.
Qualcuno che nonostante le sue buone intenzioni e il suo starci sempre accanto non si accorge di una grossa sofferenza. Sorrisetto. Non ti preoccupare tesoro, non è niente.
E poi follie quotidiane, mitigate dalle mille peripezie che compiamo ogni giorno per tenerci occupati, svegli e poco inclini a crogiolarci nei nostri guai…
Il punto di vista
E’ tutto relativo, mi han insegnato. Ciò che mi sconvolge è quanto la realtà che pensiamo tale possa stravolgersi per semplice mano di un bravo oratore.
Manipolazione della realtà , la chiama qualcuno, ma in fondo è solo l’istillazione di un nuovo punto di vista, differente, che rende la nostra percezione dell’accaduto forte e distaccata, diversa da quella emotivamente sentita che avevamo avuto fino al momento prima.
E’ questo ciò che avviene quando davanti a te, seduto sprofondando nella sua poltrona in pelle rivestita di un tessuto che starebbe meglio su una tenda, sta un bravo analista.
Ti scruta occhieggiando verso il cielo, poichè forse solo tu sei convinta di ciò che credi di aver vissuto. Per lui, che ti conosce da meno di mezz’ora, la realtà è così palese davanti agli occhi di tutti che saresti un’idiota ad ostinarti nel sostenere le tue tesi.

Nel primo gradino d’analisi odierai il tuo analista.
Cosa diamine potrà capirne lui di ciò che hai passato? Di ciò che hai vissuto? Crede davvero di avere la verità in mano e che tu, dopo anni di riflessione su di essa, abbia potuto farti sfuggire il suo significato intrinseco?
Ovvio. Deve averti presa per una scema.
E’ estenunante la tua lotta con quel nuovo alter ego. Eppure paghi perchè qualcuno ti ascolti, ma a quanto pare lui è un perfetto idiota, perchè invece di ascoltarti e aiutarti, non fa che darti della cieca, dell’ingenua. Ma chi si crede di essere per provocarti a quel modo?
Torni a casa e passi una settimana d’inferno convincendoti che giovedì prossimo non ci tornerai affatto, che quell’idiota non merita i tuoi soldi e che potrà dare della scema alla prossima che avrà la sfortuna di sentirselo consigliare da altrettanti scemi.
Si sa com’è il mondo.
Si sa che le donne sono strane.
E così giovedì sei di nuovo seduta in quella poltrona. Ti chiedi che diamine ci fai lì e perchè mai invece di lasciarti parlare lui continui a riempirti di storielle riguardo questo o quel paziente che ha avuto in cura una volta…
Succede così, è strano, è un meccanismo sconosciuto alla più sveglia delle coscienze.
Dopo 18 Giovedì di fila che vai a sprofondare in quella poltrona, ti rendi conto che questo o quel paziente non sei altro che tu. Tu dopo 18 sedute. Possibile che lui potesse prevedere, più di tre mesi prima, come saresti cambiata radicalmente? E cosa avresti pensato di te stessa?
O forse sei diventata così perchè è lui ad avertici fatto diventare?
E cosa ti aspetta ora? Cosa devi ancora capire di te stessa?

Nel secondo gradino dell’analisi, imparerai a fidarti del tuo analista.
Aprire la propria vita, il proprio cuore e la propria mente a qualcuno che non ci conosce sembra semplice. Peccato che, come ti insegna quell’omino nella sua poltrona, tu stessa non conosci ancora il contenuto di tè, e lo scopo non è raccontarti a qualcuno ma scoprirti da sola.
Lui sembra sapere sempre come ti comporterai o cosa dirai, sa cosa desideri nel profondo e te lo dice a parole, svegliando in te un senso di rabbia profonda per esserti lasciata allontanare dai tuoi sogni segreti.
Il meccanismoè repentino e traumatico. Avevi creato delle certezze intorno a te, concrete e fortissime. Certezze che crollano e svaniscono perchè qualcuno ti ha schiaffeggiato urlandoti di tornare alla realtà .
Sei sconvolta, sei triste, non puoi più fare a meno di chiederti come sia mai possibile.
Sei un’idiota.

Nell terzo ed ultimo gradino dell’analisi inizi ad amare il tuo analista.
Non è tuo padre, non è tuo nonno. Non è un fratello e nemmeno un mentore.
E’ un uomo che ti ha aperta in due, ha tirato fuori quello che avevi e ora ti sta sbattendo in faccia la porta continuando a ripeterti che il tuo percorso d’analisi è finito, la tua vita cambiata, ora sai davvero riconoscere in te come affrontare la vita, cosa c’è stato di sbagliato e cosa deve esserci nel futuro.
E’ un grossa sofferenza separarsi da quella persona, un analista lo chiamano, perchè analizza la tua mente e il tuo cuore e ti fa capire come piegare i tuoi pensieri e i tuoi sentimenti in quali cassetti riporli. Finalmente.
Senza di lui non sai più se potrai affrontare la vita con la stessa sicurezza, ma sai che se prima aspettavi quel fatidico giovedì, speravi nei colori di quella tenda stesa sulla poltrona per poterti schiarire le idee, ora il giovedì è ogni giorno, ti accompagna,



