Entri in quell’atrio gigantesco. La mamma promette che torna a prenderti presto e tu ti chiedi che diamine hai fatto di male per meritarti questo abbandono chiamato “Scuola materna”. Pianti lunghi e disperati e richieste di pietà . Non lasciarmi qui, non conosco nessuno e c’è un’alta probabilità che ci sia il lupo nero dietro quegli scaffali lì all’angolo, diciamocelo, potrebbe mangiarmi molto prima che tu torni qui con la tua automobile dal tuo lavoro a prendermi. Insomma, potresti anche scoprire che non ci sono più e in fondo se mi porti con te potrei non esser così fastidiosa nascosta vicino alla tua scrivania dell’ufficio. So esser silenziosa anch’io, sai?
Certo, poi si scopre che non è così male e quando vieni infilata in un luogo chiamato “Scuola elementare” sei quasi eccitata all’idea che arrivino i primi compiti a casa. Si, diamine, devi dimostrare che sei grande e grossa, in grado di studiare, portare risultati a casa e tanti “Bravissima” scritto in corsivo con la penna rossa sulla tua pagella e dunque meritarti una torta al compleanno e un discorsetto del tipo “Sei l’orgoglio della famiglia”.
Ti sposti di pochi metri, in realtà , ma qui il mondo è proprio un altro. Se alle elementari ti prendevano in giro perchè avevi un cognome strambo, ora dietro la porta della classe di prima media ti aspettano dei veri lupi mannari pronti a dirti che oltre ad esser brutta sei anche grassa, ti vesti come una figlia di campagna appena emigrata con quelle salopette di jeans che tutto hanno meno che del sexy. Hai stampato in faccia un cartello con scritto qualcosa tipo “io odio il mondo, del resto è stato lui il primo a dichiarar guerra.” Ed è vero, odi tutti, ma soprattutto odi quella biondina nel banco davanti che è bassina, magrolina, dolce e carina con tutti, insomma: il diavolo in persona. Vorresti distruggerla ma fai di tutto per ignorarla e in giardino fai a botte coi ragazzi più grandi e sostanzialmente l’unico obiettivo nella tua vita di scuola media è quello di esser nella media, oppure outsider completa, quelle sono le due opzioni. Spiccare significa andare al corso di latino pomeridiano, significa fumare una sigaretta di nascosto e prendere l’autobus da soli. I professori sono sicuramente degli idioti, lo sai perchè te l’hanno detto i compagni più grandi di te, e tu in fondo non sai come dargli torto visto che nessuno ti ha mai veramente spiegato cosa sia un’idiota.
Poi arriva lui, grande, grosso, rosso fuoco e con il giardino recintato. Il liceo.
Quell’ammasso di pietre e persone, 1300 ti han detto, che si mescolano ti creano solo un grosso senso di disorientamento. Che diamine ci faccio qui? Papà voleva l’alberghiero, mamma lo scientifico…io mi sa che ho scelto il linguistico solo per andare contro ad entrambi…mi sa…
Sconvolgente pensare a quanto hai dato a quel liceo del cavolo. Notti insonni, antidepressivi e rilassanti muscolari. Tu non potevi spiccare in mezzi a tutti quei geni, dovevi per forza tirar avanti cercando di non soccombere. Non sei mai stata una capra, anzi, sempre molto spiccata in tutte le materie. Ma questo non bastava, forse, al liceo, visto che non sei mai riuscita a distinguerti, davvero…mai…chissà perchè.
Ed è qui che cominci a capire come vanno davvero le cose. Diamine se cambia! Meno male che ci sono i genitori che ogni tanto parlano coi prof, altrimenti per il resto sei più o meno tu a dover decidere tutto, a dover imparare a studiare…quello chi te lo insegna altrimenti?
Non c’è confronto, non c’è coesione, in realtà non c’è nemmeno una vera e propria classe di persone. Ci sei tu, persona che studia, e loro, altre persone che studiano. E tanti feroci ringhi. Non ci sono più quelle prese in giro su come sei grassa o brutta. No, qui è tutto più sottile e, se vogliamo, spietatissimo. L’unica medicina è fregarsene di tutto e cercare di andare avanti.
Epppppoi…
poi esci da lì.
L’estate che segue gli esami di maturità è come un grosso macigno. Anzi, diciamo pure che è come un treno che viaggia su rotaie morte che danno su un precipizio. Dopo che ci sarà ?
Ti conoscevo, sapevi che pensare troppo ti fa molto male, ti danneggia il cervello, e così ti sei messa a lavorare tutta l’estate così da eliminare ogni presagio di depressione post-liceo.
Sia chiaro. Il liceo non ti mancava e non ti manca. Tornare al liceo è una cosa che non faresti nemmeno per 63 milioni di euro. Questo è certo.
Ma l’università ….
dall’esperienza che avevi avuto ogni scuola è peggiore della precedente, ogni scuola porta dolori maggiori, pressioni che un essere umano piano piano decide di non poter più sopportare e necessariamente deve trovare il modo di non soccombere, mollando.
Ma siccome ti han infilato un gene maligno alla nascita, il gene che ti spinge contro le sfide peggiori, eccoti lì a dire “Ma ’sti cazzi, proviamoci!”
Eccoci qui.
Tra poco inizierà il tuo secondo anno universitario.
Un po’ in ritardo con gli esami ma analizzando la cosa a mente fredda puoi dirti molto contenta della tua scelta. Certo, tocca anche lavorare, avere una vita sociale, sedare le proprie passioni e dedicare del tempo a riflettere sulla vita (santo cielo, altrimenti a che serve vivere?)
Ma nessuno ti aveva detto che qui devi render conto solo a te stessa. Che figo!
Insomma, sei competitiva, si, ma solo con te stessa, e questo ti piace da morire. Non hai genitori che parlano coi professori, nè pagellini, non hai la fine di un anno imminente con relativi compiti in classe, e non hai le gite con le compagne (grave momento di crollo emotivo per una come te).
Cavoli come si matura uscendo dal liceo…!!
Un capo a cui render conto, ma nessun professore.
E se il professore doveva esser equo e solidale, come certi negozi, il capo non lo è mai, nemmeno per etica. Anzi, fors’anche meglio così. Non ti aspetti comprensione e aiuto, ti aspetti un lupo feroce nascosto dietro lo scaffale nell’angolo buio, e magari a volte scopri che c’è solo un pastore saggio che ti insegna ad affrontare la vita.
E’ proprio bello, scoprire a volte come la vita sia migliore, andando avanti.
E noi andiamo avanti!