Capello follie

Che devo fare?
Sono matta, folle e perennemente inquieta.
E così, Sabato, chinata studiare sul libro di editoria, mi scoppiava la testa.
Ho alzato il viso, mi sono guardata allo specchio.
Ho allungato la mano destra verso le forbici mentre la sinistra teneva una ciocca di capelli.
Zaaaaaac.
Un urlo forte ed eccola lì.
E’ tornata dopo la bellezza di 13 anni d’assenza.
LA FRANGETTAAAAAA!
Carramba che sorpresa!!

Poi la Mamy m’è tornata con una parrucca comprata sul forummino nostro…
bellissima, capelli veri, una chicca spettacolare.
E così io, che ho sempre desiderato di esser bionda per un giorno, ho potuto provare l’ebbrezza di avere i capelli chiari!
ihihihih




uahuahuahuah!
Sto proprio fuorissimoooooooo!!

Posted by Nily Comments (3) 31st January 2008

Wayfarer alla riscossa


Il sito Retrosuperfuture porta alla ribalta, con colori fluo e pagine incasinatissime, il grande must degli anni 40: i RayBan Wayfarer.
La Rayban ha un’idea ben chiara del trend da portare alla ribalta: nuovi colori, sempre tanta plastica ma più attenzione alla novità. Rispolverare un vecchio modello non vuol sempre dire, infatti, voler dare un senso retrò al nostro stile ma, come in questo caso, l’idea è quella di rinnovare vecchi ideali di perfezione e adattarli alla realtà moderna.
Nily.it

Posted by Nily Comments (1) 31st January 2008

CHANEL P/E 2008



Quando tutti si dannano per far camminare le modelle su zeppe vertiginose “tre metri sopra il cielo”, arriva Karl Lagerfeld che, con grande semplicit‡, le riporta su ballerine due centimetri (al massimo) sopra la terra: un bel coup de thÈ‚tre per lasciare tutta la scena agli abiti, in particolare a quella giacca che ha reso tanto celebre, e insostituibile, il tailleur di Mademoiselle Coco. » lei la principessa della sfilata (la regina Ë l’Haute Couture nella sua totalit‡): campeggia in versione macro-scenografica al centro della passerella trasformata in una sorta di fauce dalla quale esce un campionario completo, da srotolare dalla mattina alla sera, passando per il pomeriggio. CosÏ, ripresa, rivista e riproposta in un ventaglio infinito di interpretazioni, di tagli, di tessuti, la giacca diventa un capo passe-partout, che puÚ risolvere tanti problemi, anche ai livelli alti della moda. Sfilano il classico modello quadrato e quello verticale, il doppiopetto con collo Fifty e il tre quarti con collo a coroncina floreale, la giacca affusolata con tasche applicate e quella a chiusura “ermetica” con gonfie maniche a raglan. Fino al piccolo frac da sera, femminilissimo nel taglio e nelle proporzioni. Ad accompagnare il capospalla per eccellenza, una serie di gonne, corte e cortissime, e abiti da cocktail dalle superfici tridimensionali. La sera arriva con lunghe tuniche percorse da tulle e fettucce o sirene drappeggiate, giocate in trasparenza.
Stella Almondo per style.it

Posted by Nily Comments (0) 31st January 2008

Dita Von Teese

Sarà Dita Von Teese la madrina del Ballo dell’Opera di Vienna. Dopo Paris Hilton, che guidò l’edizione dello scorso anno, questa volta tocca alla regina del burlesque ed ex signora Manson

Posted by Nily Comments (1) 30th January 2008

Logica

Il mio primo esame, il mio primo vero esame di Logica e ho preso….


!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Oddio, oddio, svengo qui!!!!!!!

Ieri escono i risultati.
l mio non c’era.
Panico.
Perchè non c’è il risultato?
Ho scritto due mail al prof., una a quasi ogni compagno di università. Dubbi sul forum, opinioni del Capitano che nel tranquillizzarmi s’è fatto sfuggire un “forse si sono persi il tuo esame…”
Panico, ulteriore panico.
E poi stamattina l’email di risposta del prof:

Tranquilla ti ho dato 30 nella seconda parte, quindi il tuo voto finale è 30, brava!
Purtroppo ti ho registrata come Rossi
(cognome errato n.d.a.) e devo essermi perso qualcosa. Provvedo alla correzione.
Ora, rilassati (… ed esci da quell’ufficio, che bene non ti fa) .
rm

uaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!
Gioia e giubilo immenso, grande grande grande felicità!!!!!!!!!!!!!
E oggi mi stampo un bel foglio con scritto “30″ a caratteri cubitali e me li attacco in ufficio, tanto per crogiolarmi in quello che sarà uno dei pochissimi 30 della mia vita!!!
sisisisiissiiiiii!!

Posted by Nily Comments (5) 30th January 2008

Cosmo Girl

No, dopo il successo non mi sono montata la testa, tranquille! E’ che non ve l’ho mai detto ma sono una cantante di successo che non ha mai prestato volti nei suoi video per mantenere una vita normale!
ahahahahah


Volete farlo anche voi?
let’s Mag Your Pic!!

Posted by Nily Comments (2) 29th January 2008

Che weekend!!!

Al settimo cielo, come una bambina, piango lacrime di gioia pensando a che persona fantastica è il Capitano…e vorrei urlarlo al mondo intero ma la paura di perdere, come sempre, le mie sicurezze mi blocca.
E penso sempre a te, dolce faro nella notte, che illumini ogni mio sogno e ne crei di nuovi, radiosi immensi sorrisi che non si cancellano ma che rimarranno sempre nel mio cuore, come gli attimi passati insieme, un abbraccio intenso, un bacio e le tue mani angeliche che mi stringono forte.
Il Pantheon solo per noi, con i suoi cerchi e la sua carica magnetica, Roma….Roma solo per noi, immensa e romantica come mai m’era parsa. Il nostro amore per Roma ci unisce nella magia che contraddistingue la nostra storia. E’ Roma, forse, che ci dona quella miscela magica, ogni sanpietrino, ogni vicolo buio, ogni attimo con te…non lo dimenticherò mai!!

Posted by Nily Comments (1) 28th January 2008

Cattolicismi

LA CHIESA cattolica è l’unica religione a disporre di una dottrina sociale, fondata sulla lotta alla povertà e la demonizzazione del danaro, “sterco del diavolo”. Vangelo secondo Matteo: “E’ più facile che un cammello passi nella cruna dell’ago, che un ricco entri nel regno dei cieli”. Ma è anche l’unica religione ad avere una propria banca per maneggiare affari e investimenti, l’Istituto Opere Religiose.
tratto da LaRepubblica.it

A chi mi parla ancora di umiltà e povertà ispirata al cristianesimo, alla passione di Cristo e alla vita di tanti santi, vorrei che leggeste questo articolo della Repubblica di oggi che, ho paura, verrà presto cancellato, per cui lo riporto integralmente.

La sede dello Ior è uno scrigno di pietra all’interno delle mura vaticane. Una suggestiva torre del Quattrocento, fatta costruire da Niccolò V, con mura spesse nove metri alla base. Si entra attraverso una porta discreta, senza una scritta, una sigla o un simbolo. Soltanto il presidio delle guardie svizzere notte e giorno ne segnala l’importanza. All’interno si trovano una grande sala di computer, un solo sportello e un unico bancomat. Attraverso questa cruna dell’ago passano immense e spesso oscure fortune. Le stime più prudenti calcolano 5 miliardi di euro di depositi. La banca vaticana offre ai correntisti, fra i quali come ha ammesso una volta il presidente Angelo Caloia “qualcuno ha avuto problemi con la giustizia”, rendimenti superiori ai migliori hedge fund e un vantaggio inestimabile: la totale segretezza. Più impermeabile ai controlli delle isole Cayman, più riservato delle banche svizzere, l’istituto vaticano è un vero paradiso (fiscale) in terra. Un libretto d’assegni con la sigla Ior non esiste. Tutti i depositi e i passaggi di danaro avvengono con bonifici, in contanti o in lingotti d’oro. Nessuna traccia.

Da vent’anni, quando si chiuse il processo per lo scandalo del Banco Ambrosiano, lo Ior è un buco nero in cui nessuno osa guardare. Per uscire dal crac che aveva rovinato decine di migliaia di famiglie, la banca vaticana versò 406 milioni di dollari ai liquidatori. Meno di un quarto rispetto ai 1.159 milioni di dollari dovuti secondo l’allora ministro del Tesoro, Beniamino Andreatta. Lo scandalo fu accompagnato da infinite leggende e da una scia di cadaveri eccellenti. Michele Sindona avvelenato nel carcere di Voghera, Roberto Calvi impiccato sotto il ponte dei Frati Neri a Londra, il giudice istruttore Emilio Alessandrini ucciso dai colpi di Prima Linea, l’avvocato Giorgio Ambrosoli freddato da un killer della mafia venuto dall’America al portone di casa.

Senza contare il mistero più inquietante, la morte di papa Luciani, dopo soli 33 giorni di pontificato, alla vigilia della decisione di rimuovere Paul Marcinkus e i vertici dello Ior. Sull’improvvisa fine di Giovanni Paolo I si sono alimentate macabre dicerie, aiutate dalla reticenza vaticana. Non vi sarà autopsia per accertare il presunto e fulminante infarto e non sarà mai trovato il taccuino con gli appunti sullo Ior che secondo molti testimoni il papa portò a letto l’ultima notte.
Era lo Ior di Paul Marcinkus, il figlio di un lavavetri lituano, nato a Cicero (Chicago) a due strade dal quartier generale di Al Capone, protagonista di una delle più clamorose quanto inspiegabili carriere nella storia recente della chiesa. Alto e atletico, buon giocatore di baseball e golf, era stato l’uomo che aveva salvato Paolo VI dall’attentato nelle Filippine. Ma forse non basta a spiegare la simpatia di un intellettuale come Montini, autore della più avanzata enciclica della storia, la Populorum Progressio, per questo prete americano perennemente atteggiato da avventuriero di Wall Street, con le mazze da golf nella fuoriserie, l’Avana incollato alle labbra, le stupende segreterie bionde e gli amici di poker della P2.

Con il successore di papa Luciani, Marcinkus trova subito un’intesa. A Karol Wojtyla piace molto quel figlio di immigrati dell’Est che parla bene il polacco, odia i comunisti e sembra così sensibile alle lotte di Solidarnosc. Quando i magistrati di Milano spiccano mandato d’arresto nei confronti di Marcinkus, il Vaticano si chiude come una roccaforte per proteggerlo, rifiuta ogni collaborazione con la giustizia italiana, sbandiera i passaporti esteri e l’extraterritorialità. Ci vorranno altri dieci anni a Woytjla per decidersi a rimuovere uno dei principali responsabili del crac Ambrosiano dalla presidenza dello Ior. Ma senza mai spendere una parola di condanna e neppure di velata critica: Marcinkus era e rimane per le gerarchie cattoliche “una vittima”, anzi “un’ingenua vittima”.

Dal 1989, con l’arrivo alla presidenza di Angelo Caloia, un galantuomo della finanza bianca, amico e collaboratore di Gianni Bazoli, molte cose dentro lo Ior cambiano. Altre no. Il ruolo di bonificatore dello Ior affidato al laico Caloia è molto vantato dalle gerarchie vaticane all’esterno quanto ostacolato all’interno, soprattutto nei primi anni. Come confida lo stesso Caloia al suo diarista, il giornalista cattolico Giancarlo Galli, autore di un libro fondamentale ma introvabile, Finanza bianca (Mondadori, 2003). “Il vero dominus dello Ior - scrive Galli - rimaneva monsignor Donato De Bonis, in rapporti con tutta la Roma che contava, politica e mondana. Francesco Cossiga lo chiamava Donatino, Giulio Andreotti lo teneva in massima considerazione. E poi aristocratici, finanzieri, artisti come Sofia Loren. Questo spiegherebbe perché fra i conti si trovassero anche quelli di personaggi che poi dovevano confrontarsi con la giustizia. Bastava un cenno del monsignore per aprire un conto segreto”.

A volte monsignor De Bonis accompagnava di persona i correntisti con i contanti o l’oro nel caveau, attraverso una scala, in cima alla torre, “più vicino al cielo”. I contrasti fra il presidente Caloia e De Bonis, in teoria sottoposto, saranno frequenti e duri. Commenta Giancarlo Galli: “Un’aurea legge manageriale vuole che, in caso di conflitto fra un superiore e un inferiore, sia quest’ultimo a soccombere. Ma essendo lo Ior istituzione particolarissima, quando un laico entra in rotta di collisione con una tonaca non è più questione di gradi”.

La glasnost finanziaria di Caloia procede in ogni caso a ritmi serrati, ma non impedisce che l’ombra dello Ior venga evocata in quasi tutti gli scandali degli ultimi vent’anni. Da Tangentopoli alle stragi del ‘93 alla scalata dei “furbetti” e perfino a Calciopoli. Ma come appare, così l’ombra si dilegua. Nessuno sa o vuole guardare oltre le mura impenetrabili della banca vaticana.

L’autunno del 1993 è la stagione più crudele di Tangentopoli. Subito dopo i suicidi veri o presunti di Gabriele Cagliari e di Raul Gardini, la mattina del 4 ottobre arriva al presidente dello Ior una telefonata del procuratore capo del pool di Mani Pulite, Francesco Saverio Borrelli: “Caro professore, ci sono dei problemi, riguardanti lo Ior, i contatti con Enimont…”. Il fatto è che una parte considerevole della “madre di tutte le tangenti”, per la precisione 108 miliardi di lire in certificati del Tesoro, è transitata dallo Ior. Sul conto di un vecchio cliente, Luigi Bisignani, piduista, giornalista, collaboratore del gruppo Ferruzzi e faccendiere in proprio, in seguito condannato a 3 anni e 4 mesi per lo scandalo Enimont e di recente rispuntato nell’inchiesta “Why Not” di Luigi De Magistris. Dopo la telefonata di Borrelli, il presidente Caloia si precipita a consulto in Vaticano da monsignor Renato Dardozzi, fiduciario del segretario di Stato Agostino Casaroli. “Monsignor Dardozzi - racconterà a Galli lo stesso Caloia - col suo fiorito linguaggio disse che ero nella merda e, per farmelo capire, ordinò una brandina da sistemare in Vaticano. Mi opposi, rispondendogli che avrei continuato ad alloggiare all’Hassler. Tuttavia accettai il suggerimento di consultare d’urgenza dei luminari di diritto. Una risposta a Borrelli bisognava pur darla!”. La risposta sarà di poche ma definitive righe: “Ogni eventuale testimonianza è sottoposta a una richiesta di rogatoria internazionale”.

I magistrati del pool valutano l’ipotesi della rogatoria. Lo Ior non ha sportelli in terra italiana, non emette assegni e, in quanto “ente fondante della Città del Vaticano”, è protetto dal Concordato: qualsiasi richiesta deve partire dal ministero degli Esteri. Le probabilità di ottenere la rogatoria in queste condizioni sono lo zero virgola. In compenso l’effetto di una richiesta da parte dei giudici milanesi sarebbe devastante sull’opinione pubblica. Il pool si ritira in buon ordine e si accontenta della spiegazione ufficiale: “Lo Ior non poteva conoscere la destinazione del danaro”.

Il secondo episodio, ancora più cupo, risale alla metà degli anni Novanta, durante il processo per mafia a Marcello Dell’Utri. In video conferenza dagli Stati Uniti il pentito Francesco Marino Mannoia rivela che “Licio Gelli investiva i danari dei corleonesi di Totò Riina nella banca del Vaticano”. “Lo Ior garantiva ai corleonesi investimenti e discrezione”. Fin qui Mannoia fornisce informazioni di prima mano. Da capo delle raffinerie di eroina di tutta la Sicilia occidentale, principale fonte di profitto delle cosche. Non può non sapere dove finiscono i capitali mafiosi. Quindi va oltre, con un’ipotesi. “Quando il Papa (Giovanni Paolo II, ndr) venne in Sicilia e scomunicò i mafiosi, i boss si risentirono soprattutto perché portavano i loro soldi in Vaticano. Da qui nacque la decisione di far esplodere due bombe davanti a due chiese di Roma”. Mannoia non è uno qualsiasi.

E’ secondo Giovanni Falcone “il più attendibile dei collaboratori di giustizia”, per alcuni versi più prezioso dello stesso Buscetta. Ogni sua affermazione ha trovato riscontri oggettivi. Soltanto su una non si è proceduto ad accertare i fatti, quella sullo Ior. I magistrati del caso Dell’Utri non indagano sulla pista Ior perché non riguarda Dell’Utri e il gruppo Berlusconi, ma passano le carte ai colleghi del processo Andreotti. Scarpinato e gli altri sono a conoscenza del precedente di Borrelli e non firmano la richiesta di rogatoria. Al palazzo di giustizia di Palermo qualcuno in alto osserva: “Non ci siamo fatti abbastanza nemici per metterci contro anche il Vaticano?”.

Sulle trame dello Ior cala un altro sipario di dieci anni, fino alla scalata dei “furbetti del quartierino”. Il 10 luglio dell’anno scorso il capo dei “furbetti”, Giampiero Fiorani, racconta in carcere ai magistrati: “Alla Bsi svizzera ci sono tre conti della Santa Sede che saranno, non esagero, due o tre miliardi di euro”. Al pm milanese Francesco Greco, Fiorani fa l’elenco dei versamenti in nero fatti alle casse vaticane: “I primi soldi neri li ho dati al cardinale Castillo Lara (presidente dell’Apsa, l’amministrazione del patrimonio immobiliare della chiesa, ndr), quando ho comprato la Cassa Lombarda. M’ha chiesto trenta miliardi di lire, possibilmente su un conto estero”.

Altri seguiranno, molti a giudicare dalle lamentele dello stesso Fiorani nell’incontro con il cardinale Giovanni Battista Re, potente prefetto della congregazione dei vescovi e braccio destro di Ruini: “Uno che vi ha sempre dato i soldi, come io ve li ho sempre dati in contanti, e andava tutto bene, ma poi quando è in disgrazia non fate neanche una telefonata a sua moglie per sapere se sta bene o male”.
Il Vaticano molla presto Fiorani, ma in compenso difende Antonio Fazio fino al giorno prima delle dimissioni, quando ormai lo hanno abbandonato tutti. Avvenire e Osservatore Romano ripetono fino all’ultimo giorno di Fazio in Bankitalia la teoria del “complotto politico” contro il governatore. Del resto, la carriera di questo strano banchiere che alle riunioni dei governatori centrali non ha mai citato una volta Keynes ma almeno un centinaio di volte le encicliche, si spiega in buona parte con l’appoggio vaticano. In prima persona di Camillo Ruini, presidente della Cei, e poi di Giovanni Battista Re, amico intimo di Fazio, tanto da aver celebrato nel 2003 la messa per il venticinquesimo anniversario di matrimonio dell’ex governatore con Maria Cristina Rosati.

Naturalmente neppure i racconti di Fiorani aprono lo scrigno dei segreti dello Ior e dell’Apsa, i cui rapporti con le banche svizzere e i paradisi fiscali in giro per il mondo sono quantomeno singolari. E’ difficile per esempio spiegare con esigenze pastorali la decisione del Vaticano di scorporare le Isole Cayman dalla naturale diocesi giamaicana di Kingston, per proclamarle “missio sui iuris” alle dirette dipendenze della Santa Sede e affidarle al cardinale Adam Joseph Maida, membro del collegio dello Ior.

Il quarto e ultimo episodio di coinvolgimento dello Ior negli scandali italiani è quasi comico rispetto ai precedenti e riguarda Calciopoli. Secondo i magistrati romani Palamara e Palaia, i fondi neri della Gea, la società di mediazione presieduta dal figlio di Moggi, sarebbero custoditi nella banca vaticana. Attraverso i buoni uffici di un altro dei banchieri di fiducia della Santa Sede dalla fedina penale non immacolata, Cesare Geronzi, padre dell’azionista di maggioranza della Gea. Nel caveau dello Ior sarebbe custodito anche il “tesoretto” personale di Luciano Moggi, stimato in 150 milioni di euro. Al solito, rogatorie e verifiche sono impossibili. Ma è certo che Moggi gode di grande considerazione in Vaticano. Difeso dalla stampa cattolica sempre, accolto nei pellegrinaggi a Lourdes dalla corte di Ruini, Moggi è da poco diventato titolare di una rubrica di “etica e sport” su Petrus, il quotidiano on-line vicino a papa Benedetto XVI, da dove l’ex dirigente juventino rinviato a giudizio ha subito cominciato a scagliare le prime pietre contro la corruzione (altrui).

Con l’immagine di Luciano Moggi maestro di morale cattolica si chiude l’ultima puntata dell’inchiesta sui soldi della Chiesa. I segreti dello Ior rimarranno custoditi forse per sempre nella torre-scrigno. L’epoca Marcinkus è archiviata ma l’opacità che circonda la banca della Santa Sede è ben lontana dallo sciogliersi in acque trasparenti. Si sa soltanto che le casse e il caveau dello Ior non sono mai state tanto pingui e i depositi continuano ad affluire, incoraggiati da interessi del 12 per cento annuo e perfino superiori. Fornire cifre precise è, come detto, impossibile. Le poche accertate sono queste. Con oltre 407 mila dollari di prodotto interno lordo pro capite, la Città del Vaticano è di gran lunga lo “stato più ricco del mondo”, come si leggeva nella bella inchiesta di Marina Marinetti su Panorama Economy. Secondo le stime della Fed del 2002, frutto dell’unica inchiesta di un’autorità internazionale sulla finanza vaticana e riferita soltanto agli interessi su suolo americano, la chiesa cattolica possedeva negli Stati Uniti 298 milioni di dollari in titoli, 195 milioni in azioni, 102 in obbligazioni a lungo termine, più joint venture con partner Usa per 273 milioni.

Nessuna autorità italiana ha mai avviato un’inchiesta per stabilire il peso economico del Vaticano nel paese che lo ospita. Un potere enorme, diretto e indiretto. Negli ultimi decenni il mondo cattolico ha espugnato la roccaforte tradizionale delle minoranze laiche e liberali italiane, la finanza. Dal tramonto di Enrico Cuccia, il vecchio azionista gran nemico di Sindona, di Calvi e dello Ior, la “finanza bianca” ha conquistato posizioni su posizioni. La definizione è certo generica e comprende personaggi assai distanti tra loro. Ma tutti in relazione stretta con le gerarchie ecclesiastiche, con le associazioni cattoliche e con la prelatura dell’Opus Dei. In un’Italia dove la politica conta ormai meno della finanza, la chiesa cattolica ha più potere e influenza sulle banche di quanta ne avesse ai tempi della Democrazia Cristiana.
(Hanno collaborato Carlo Pontesilli e Maurizio Turco)

(26 gennaio 2008)

tratto da LaRepubblica.it

Posted by Nily Comments (7) 26th January 2008

Dubbio..

Io sono ignorante…
ma ora che si fa?
Un governo provvisorio (come mi pareva d’aver letto) è possibile?
Come funge?
Più leggo e meno ci capisco. Se uno non ha tutte le risposte rimarrà sempre ignorante…
devo farmi un consulente personale di politica…devo capire!!!!!

Ma secondo voi è mai possibile che i nostri politici siano tutti delle salme?
Daccordo, io non mi schiero così non faccio nomi e non si fan commenti, ma dico io…sono tutti vecchi decrepiti…
se a 70 anni ormai gli tolgono la patente perchè non hanno più i riflessi, perchè oltre a non poter guidare la macchina non gli togliamo pure la guida del nostro intero popolo??? Non vale un attimino qualcosa?

In ufficio ci sono accesi dibattiti su eventuali imminenti elezioni.
Chi spinge a votare scheda bianca, chi a rimanere a casa e chi è indeciso. Avessi sentito uno convinto di voler votare!!
Ma dico uno!!
La sfiducia è alle stelle persino per chi, come me, non capendoci nulla potrebbe fare come tante pecore, sentire i pareri degli altri (senza formarmene uno mio) e andare a votare sotto consiglio di questo o quello.
Cazzo, io per aprile devo essere informata, sennò qui rimango a casa e regalo un voto!!!
Porca trotissimaaaa

Posted by Nily Comments (1) 26th January 2008

Strade di Roma..

Tutte le strade portano a Roma, perchè uscirne è impossibile.
E così oggi l’unica giustificazione per il traffico sulla Colombo potrebbe esser un meteorite caduto nel centro dell’”incrocio degli oceani”, altro non sarebbe plausibile.
Dal mio ufficio a casa ci metto 7 minuti. Sempre. Col traffico 15.
Oggi ce ne ho messi 50 precisi. Facendo solo strade alternative.
Si, perchè l’EUR lo conosco come le mie tasche e le cosiddette “strade alternative” sono il mio pane quotidiano.

Ma definiamo meglio il termine “percorso alternativo” applicato al nostro quartiere:
è quell’insieme di strade tortuose, buie, strette e piene di buche che un abitante d.o.c. dell’Eur fa a 60 all’ora (chi non è dell’eur, persino i tassisti, non le conoscono e se ci capitano per caso fanno marcia indietro e scappano impauriti). Queste strade sono percorse con gran goduria, ad ogni ora della giornata, saltando semafori assassini, traffico impazzito, rallentamenti inutili e ambulanze trottanti.
OGGI NON ESISTEVA UN PERCORSO ALTERNATIVO!
Tutto, dico tutto e ripeto tutto bloccato.

Questo caso raro, quasi unico (a me in 19 anni di vita mai era capitato) deve esser previsto con largo anticipo dall’abitante dell’eur. Cuore in pace. Musica pompata a palla in macchina, sigarette pronte all’uso, cellulare carico per sbrigare tutto quello che devi e, perchè no, libro di editoria per ripassare tra una prima e un folle.
La seconda? Questa marcia sconosciuta!
Cos’è la seconda? Ma perchè, nelle macchine le marce arrivano pure alla seconda? Non lo sapevo! Oggi di sicuro non m’è servita che per 10 dei 50 minuti passati ferma.
Nel mio percorso alternativo ci sono solo due semafori. I due tattici che passano subito. Per uno che non abita all’Eur per il mio tragitto ce ne sarebbero da un minimo di 6 ad un massimo di 14. Io ne ho solo due. Ecco. Al primo semaforo ho passato 2 rossi ferma alla linea dello stop.
Verde, si avanza, rosso. Ferma. Verde, ancora ferma. Rosso, ferma. Verde, ancora ferma. Rosso…passo lo stesso, sti cazzi.
Venti minuti di strade alternative a passo d’uomo.
Semaforo degli oceani.
4 semafori rossi. E io ferma sullo stesso punto. Concerto di clacson. Incubo galoppante.


“situazione congestionta, sono quattro rossi che mi faccio sulla linea dello Stop. Notare che stiamo fermi in tutte le direzioni! Questa è Roma, ripeto questa è Roma! questa-è-Roma! E io mi farei grasse risate a pensare a un turista che viene a Roma e vede tutto ciò. Persino la Plizia è dovuta andare contromano per passare ed ora è ferma. La gente passa anche se è rosso. Ormai sono distrutti, siamo distrutti e io pure passo col rosso. Tiè, ma chi se ne frega!!!”

E così l’altro ieri sono andata dal mio medico. Analisi alla mano per scoprire il motivo dei miei ripetuti svenimenti. Sistema parasimpatico ipersensibile, relativa risposta immediata agli eventi esterni, vasi sanguigni se s’allargano d’improvviso, pressione che cala di botta, sangue che non arriva al cervello e io a terra, pure mentre guido(!!), svenuta.
Dottore, cosa posso farci?
Devi evitare: luce artificiale, metro affollate, traffico, sbalzi di temperatura…bla bla bla.”

INSOMMA, MI DEVO TRASFERIRE IN CAMPAGNA E COLTIVARE IL GRANO!

Ma va lààà!!!

Posted by Nily Comments (2) 25th January 2008