Saranno passati circa 6 o 7 anni.
I miei litigavano violentemente in macchina.
Mio padre, che era alla guida, fermò l’auto e scese, in mezzo al traffico, dicendo che se ne andava.
Eravamo nel mezzo della Laurentina e una lunga fila di macchine iniziò un coro di clacson, togliendo a mia madre ogni possibilità di replica.
Lei scese, si mise alla guida, si girò verso di me e mi disse:
“Tesoro, se vuoi fare figli falli, perchè sono la gioia più grande della vita, ma se posso darti un consiglio non ti sposare MAI!!“
Questa frase mi rimase molto ben impressa.
Alla fine, ora come ora, non son certo problemi immediati a cui cercare una soluzione, però devo ammettere che non mi vedrei affatto male come donna in carriera, madre a 32 anni, magari con un compagno fisso ma non sposata.
Devo ammettere che in fondo son più conservatrice di quanto si possa pensare, e in qualche modo credo che quel maledetto contratto chiamato Matrimonio un certo valore ce l’abbia pure, però bisogna anche valutare il fatto che, statistiche alla mano, è quasi inutile sposarsi, oggi giorno, in vista del fatto che tre coppie su quattro dopo qualche anno si sfanculizzano con un bel divorzio costoso, un fiume di lacrime e di traumi causati ai danni dei figli (ne sono un esempio chiaro).
Quello che poi ci si chiede non è il perchè dei tanti matrimoni, si sa che la gente, vivendo di telefilm lo sente come un obbligo quel passo.
Quello che mi domando è come facciano, molti di essi, a continuare a lungo, addirittura per tutta la vita!
Senza alcun dubbio la chiave deve esser nel sesso e nella fantasia.
Un compagno che faccia del buon sesso e che si reinventi ogni tanto non stanca mai, questo è certo.
Bisogna poi pensare che una donna debba saper fare altrettanto se non di più.
Non si contano le donne che dopo il matrimonio ingrassano come buoi, che dopo il primo figlio credono di esser autorizzate a mangiare ’sto mondo e quell’altro fregandosene della linea e dell’aspetto fisico.
Uno poi si annichilisce sui problemi, viene stremato dalla routine, reso agonizzante dal trantran del trovare sempre le stesse identiche emozioni sopite nel talamo nuziale.
No, davvero non ce la potrei fare…mi romperei da morire e rischierei di fuggire via!
E ora…
un po’ di statistiche sui divorzi, tanto per togliere del tutto la fantasia romantica del matrimonio!!
Le statistiche in Italia
Le rilevazioni ISTAT riferite al 2000 riportano 71.969 separazioni e 37.573 divorzi, con un aumento - per quanto riguarda le separazioni - del 12.82% rispetto al 1998 e del 37.5 % rispetto al 1995.
Nell’86.4% dei casi si è trattato di una separazione consensuale, mentre nel restante 13.6% di separazioni giudiziali (solo nel 19.4% delle quali è stato dichiarato l’addebito ad uno dei coniugi); il 69.3% delle coppie che hanno divorziato ha presentato una domanda congiunta, preferendo quindi un divorzio non contenzioso.
La preferenza per i riti non contenziosi è condizionata oltre che dalla diversità dei costi, anche dalla diversa durata dei procedimenti: 135 giorni in media per i procedimenti consensuali, a fronte di 1.085 giorni in media per la separazione giudiziale e 631 per il divorzio con rito contenzioso.
Nel 2000, la durata media del matrimonio risulta pari a 13 anni al momento della richiesta di separazione; circa il 21% delle istanze di separazione proviene da coniugi sposati da meno di cinque anni. All’atto della separazione i mariti hanno mediamente 42 anni e le mogli 38.
In Italia è solitamente la moglie che decide di presentare per prima il ricorso per separazione al Tribunale (nel 67.9% dei casi).
Per quanto riguarda il coinvolgimento dei figli nelle cause di separazione e di divorzio, le statistiche indicano che, nel corso del 2000, il 68.2% delle separazioni e il 60.3% dei divorzi hanno riguardato coppie coniugate con figli avuti durante l’unione.
Ciò significa che nel 2000 hanno vissuto l’esperienza della separazione dei genitori 82.594 figli e quella del divorzio 35.050.
Erano minorenni 51.229 figli nei casi di separazione e 17.334 nei casi di divorzio.
Nel 2000 sono stati affidati alla madre l’86.7% dei figli a seguito di separazione e l’86% a seguito di divorzio. Le percentuali in entrambi i casi superano l’89% per bambini con meno di 6 anni. Ciò significa che il numero di affidamenti al padre aumenta con l’aumentare dell’età dei figli.
L’affidamento congiunto riguarda solo l’8% dei figli in caso di separazione e il 6.8% in caso di divorzio.
La frequenza della visita ai figli minori da parte del genitore non affidatario dopo la separazione è tra 2 e 6 volte a settimana nel 51.2% dei casi; 1 volta a settimana nel 22.1%; tutti i giorni nel 17.2%; 1-2 volte al mese o addirittura mai nei rimanenti casi.
L’assegno di mantenimento per i figli a carico del genitore non affidatario è stabilito nel 69.8% delle separazioni. Se i figli sono minorenni la percentuale sale all’ 87.1%.
L’importo medio mensile del sostentamento economico per i figli è pari a 396.36 Euro nelle separazioni e a 350.24 Euro nei divorzi. Questa è comunque una media; spesso redditi modesti comportano assegni minori ed ambedue i nuovi nuclei familiari risultano impoveriti. Alcune leggi consentono sgravi fiscali e facilitazioni alle donne che ritornano a cercare una occupazione dopo molti anni di inattività lavorativa (per informazioni chiedere all?Assistente Sociale del Consultorio Familiare).
Tratto dalla GUIDA PER GENITORI CHE SI SEPARANO stesa dall’UNITA’ ORGANIZZATIVA PROMOZIONE FAMILIARE dell’ASL 3 Regione Veneto di Bassano del Grappa - VI