Eccomi qui.
Le due di domenica notte.
Stupida, son stata proprio stupida.
Son uscita con un amico, per quattro chiacchiere rilassanti.
E come una scema mi son presa un caffè.
Un caffè alle dieci di domenica sera equivale ad un suicidio.
Domani probabilmente non andrò a scuola.
Resterò a studiare.
O forse a riflettere.
Ero lì, col mio amico, dentro Conca.
Mi vengono incontro tre amici.
Ale e Andrea mi hanno rivolto uno sguardo veramente terribile.
Inquisitorio.
Sconvolgentemente carico di giudizio, di astio e di critiche pesanti.
Solo ieri Andrea mi rimproverava per la millesima volta che non mi facevo più vedere a Conca, che non mi facevo più sentire.
“Troppo studio” gli ho detto.
Ed è vero.
Peccato che ’stasera mi abbiano visto negli unici attimi che mi son concessa con un amico, ed eccoli lì a giudicarmi.
Ci son passata da stronza.
Dio, non l’avevo mai visti così.
Anche Ale, di solito lui non spara mai giudizi, ma quello sguardo è stato sconvolgente.
Andrea era incredulo.
“Che ci fai qui a quest’ora? Hai finito di studiare, vedo.”
Voi dite che son stronza?
Son qui che riguardo le ultime puntate della sesta serie di “Sex and the city”.
Il sonno non c’è, e questo mi rende nervosa.
Non ho cenato, ho solo fumato tantissimo nelle ultime dieci ore della mia vita.
Fumare, pensare, parlare e studiare.
A questo mi sto riducendo.
Non posso nemmeno lavorare, e questo mi distrugge.
Ho tutta la mia vita professionale bloccata per via di qualche stupida fattura che non riesco a congelare.
Fanculo ai soldi!
E fanculo agli uomini.
Certi giorni ti sembra tutto stupendo, certi altri ti chiedi cosa stai combinando.
Queste maledette unghie mi fanno impazzire, e l’ipocrisia della gente, poi, mi congela il sangue nelle vene.
Che cavolo mi importa di sentirmi dire che sono bellissima quando è chiaro che un tipo vuol solo ed esclusivamente portarmi a letto?
Ma noi donne siam solo dei buchi?
A volte mi domando se non sia proprio così.
Delle volte mi chiedo se non sia il caso di metter un punto a certe situazioni.
Come ’stamane, quando mi contatta C. e mi dice che si sente solo.
Che cazzo di comportamento è?
Io un amico lo soccorro sempre, lo sanno tutti, anche i muri sono a conoscenza di questo mio modo di fare, ormai.
Ma se dietro a quel “sentirsi solo” c’è qualcosa di molto più profondo, di molto meno romantico e “vero”, beh..
la risposta non può esser che una: “trovati un’altra persona da importunare!”
Ovviamente non gli ho risposto così, non potrei mai con un amico.
Gli ho semplicemente spiegato che se usasse un po’ più di tatto e se andasse oltre a certi suoi impulsi animaleschi, probabilmente non dovrebbe più preoccuparsi di chiamare le amiche per riempire i vuoti, ma piuttosto potrebbe godersi una relazione Vera, con una persona che lo possa apprezzare per quello che realmente è, senza maschere nè tattiche, senza doppi fini nè aspettative.
L’ha presa male, ma forse ha capito quello che voleva, e alla fine non mi son certo dilungata a spiegare la mia teoria, visto che ultimamente le mie idee non sembrano compiacere l’umore generale.
Già , perchè è questo che gli amici vogliono sentire.
Qualcosa che rispecchi il loro stato d’animo, che gli faccia bene.
Una frase con uno scopo preciso, effimero e di nessuna impressione statica all’interno di quel mondo ch’io amo definire “emozionale”.
E non importa se in realtà quella non è la pura e semplice verità .
Non importa se improvvisamente, mentre ti parlo col cuore, mi rendo conto che c’è un blocco, per cui mi stampo un sorriso in faccia e ripeto la tua frase preferita per farti sentire meglio, per farti provare le emozioni di sempre.
Tutto questo non è reale?
Non importa.
E allora cos’è che può realmente avere importanza in un mondo in cui nessuno ti dice quello che pensa per non ferirti, per appagare temporaneamente il tuo ego affinchè tu possa arrivare ad affrontare la prossima giornata e ripiombare poi nel vuoto più assoluto e desolato?
Forse importante è la realizzazione personale.
Ma in fondo la propria affermazione sociale è così detta proprio per la sua peculiarità di rapportarsi al mondo, alla società . E dunque ne è sintomo la sintonizzazione su canoni comuni, la massificazione ardente ed ardita.
E se io non puntassi a tutto questo?
A volte mi deprime il mio modo di fare.
Ottengo sempre quello che voglio, ma questo ha un prezzo spesso molto alto.
Schiaccio le persone, mi servo di loro, mi nutro del loro essere così semplici e ingenue.
E poi, le rare volte in cui apro gli occhi sulla mia situazione, mi sento una merda.
La cosa sconvolgente è che questo succede sempre più di rado.
Il cinismo s’è avvinghiato al mio midollo spinale, ancorato nella mia mente.
E se qualcuno soffre per causa mia, non lo sento più come un mio problema.
Questo prima non sarebbe mai accaduto.
Ma forse da una parte è giusto sia così.
Ho sempre pensato che nella vita esistessero solamente due categorie di persone:
-i vinti, schiacciati dalla vita;
-e i vincitori, coloro che schiacciano, si nutrono e sfruttano gli altri.
Speravo di riuscire ad esser super partes, mi illudevo, ero così strafottente da credere di esser migliore di tutto questo sistema.
Ignoravo però che il sistema ti ingloba, perchè è da quando esiste l’uomo che il più forte vince e il debole perde.
E l’intelligetia da sola non basta.
Ci vuole furbizia, ardore e passione.
Staticità se non addirittura sterilità .
Sono le uniche armi che possono portarti alla vita dei tuoi sogni.
E poi, una volta conseguito l’obiettivo, probabilmente non resterà più nulla di vivido, di nitido e colorato.
Solo grigie nuvole invernali.
Giacobbe.
Secondo Giacobbe e il suo fantastico libro, tutto questo è l’unico modo di riuscire nella vita.
Questo cinismo spietato, questo mazzo che ci si deve fare per raggiungere i propri obiettivi.
Lui dice che se si passano esperienze negative, se ne esce fortificate e più dure, corazzate verso il mondo.
Il mio analista invece dice che dovremmo liberarci da ogni maschera, imparare a livellare le emozioni, non a frenarle nè a reprimerle drasticamente.
L’umanità , secondo lui, è l’unica cosa che può salvarci dal delirio.
Eppur ogni volta che sento queste parole mi sembrano così fittizie, così apaticamente incompatibili col mondo che mi circonda, fatto di ipocrisia e tattiche.
Strutture schematiche di comportamenti etichettati secondo un masochistico metodo di auto-censura e di auto-distruzione.
Nulla è vero se non in relazione a ciò che la nostra mente proietta come realtà .
Se sei convinto di esser in un certo modo, apparirai così, e convincerai gli altri di questo.
Ma quando poi diventi poliedrico nei tuoi sentimenti, nelle azioni, la morale va a farsi benedire.
E se non provi un senso di disgusto, ma solo tanta amarezza, allora vuol dire che il tuo lato umano sta per scomparire del tutto, che ti stai mimetizzando in quella visione grigio-opaca della vita.
Ed è triste, o almeno dovrebbe esserlo.
Io non lo so più.
Io mi sto amalgamando a tempo di record.
Chiusa nei miei pensieri, nulla ha più importanza.
E non me ne frega un cavolo di nulla.
Ci son solo io.
Io e i miei fottuti pensieri del cazzo.
Io, i pensieri, le sigarette e i caffè alle dieci di sera.
Tutto per rovinarmi la salute mentale.
Tutto per consegnarmi nelle mani del mondo, omologarmi a quello che non sono.
“Non dire sciocchezze, Andy, tutti vorebbero essere noi!”
Ora la scelta tocca a me.
Ho paura che passerò al lato oscuro, con tutto ciò che ne conseguirà .
Ma la mediocrità non fa per me.
Questo no.
Quindi preferisco infelice, stronza, apatica ma speciale piuttosto che felice come una tonta che si sbrodola nella sua semplice mediocrità del cazzo.
E non venitemi a raccontar favole sulle vie di mezzo.
Non esistono, lo sapeva anche Gabrielle Chanel.
Lo sa John Galliano, lo sapeva Freddie Mercury.
Tutte le grandi personalità che ammiro lo sapevano.
Ognuna ha vissuto al meglio la sua vita o ha lasciato un’impronta nella storia.
La prossima orma sulle vie di Los Angeles voglio che sia la mia.